È IL tempo della riscossa per i luoghi della cultura in Puglia. A dirlo è il monitoraggio del ministero per i Beni culturali che già fra il 2012 e il 2013 - attraverso le rilevazioni dei numeri visitatori e degli introiti nei musei, monumenti e aree archeologiche statali in Puglia - evidenziava un trend positivo. A fronte di un incremento dei visitatori da 510.924 del 2012 a 516.106 nel 2013 sono stati i pagantiacrescereda174.036a187.382, mentregliincassi sonostatidi728milaeurocontroi669miladel2012.Fatto sta che il 2014 sembra andare ancora meglio come suggerisce, per esempio, il trend del museo archeologico di Taranto che, al 31 luglio, contava già 31.673 visitatori contro i 27.167 dell'intero 2013. Il luogo più visitato poi è naturalmente Castel del Monte (194.440 bigliettistaccatinel2013e118.983al31luglio), subitoseguito dal castello normanno svevo di Bari. L'INCHIESTA ANTONIO DI GIACOMO BISOGNA immaginare, in effetti, che lo scorso anno il castello di Bari è stato visitato da 79.346 persone (40.310 nei primi sette mesi del 2014). E se i 728mila euro incassati da musei e castelli di Puglia possono apparire spiccioli dinanzi agli oltre 28milioni della Campania è pur vero che tutto è relativo. E non soltanto perché la Puglia non ha un sito di rilevanza mondiale come Pompei: Castel del Monte, per esempio, ha un incasso medio di 1.500 euro al giorno: è il doppio, quasi, di quanto "guadagnano" i Bronzi di Riace (840 euro al giorno nel primo quadrimestre del 2014). Senza contare la ricaduta che potrà avere il cinema visto che, appena poche settimane fa, il regista Matteo Garrone ha girato partedelsuonuovofilm The tale of ta-les (Il racconto dei racconti, ispiratoa Lo cunto de li cunti diBasile)fraCasteldel Monte e il castello di Gioia del Colle, quest'ultimo scelto come set anche da Liliana Cavani. Ma ottimista si dice Marisa Milella, responsabile dell'ufficio valorizzazione della direzione regionale per i Beni culturali della Puglia: «Il dato di Taranto ci pare significativo e incoraggiante, ma non solo, visto che la sensazione netta è che rispetto al 2013 l'incremento medio dei visitatori ai beni culturali statali in Puglia si attesta sul 10 per cento. In più, grazie all'affidamento dallo scorso primo gennaio dei servizi di accoglienza al pubblico e aggiuntivi a un gestore esterno, Nova Apulia, per la prima volta siamo in grado di proporre un'offerta culturale integrata. Adesso invece nei castelli di Bari e Trani e Castel del Monte, nel Marta di Taranto e nei musei e parchi archeologici di Egnazia e Gioia del Colle i visitatori hanno a disposizione bookshop, visite guidate e laboratori didattici. E potrà pure sorprendere ma prima, in assenza di bookshop, non potevamo nemmeno effettuare la vendita dei cataloghi delle nostre mostre». E non è tutto. Fra gli incarichi affidati a Nova Apulia, selezionata attraverso un bando di evidenza pubblica, c'è infatti anche il compito di realizzare eventi all'interno dei luoghi della cultura in concessione fino al 31 dicembre 2017. Da qui l'offerta di mostre in corso. Come quella di Arnaldo Pomodoro - allestita fra Castel del Monte e i castelli di Bari e Trani - o ancora le esposizioni di Emidio Greco al castello di Gioia e Giacomo Manzù al Marta di Taranto. «Stiamo sperimentando per la prima volta la formula del biglietto integrato che - spiega Marisa Milella - della durata di un mese consente la visita ai castelli e mostre di Bari, Trani, Gioia e Castel del Monte. In più, per invitare il pubblico di prossimità, a visitare le mostre di Gioia e Castel del Monte i residenti pagheranno un ticket ridotto». E se il new deal voluto dal ministro Dario Franceschini ha introdotto alcune novità per incentivare la fruizione dei luoghi della cultura - l'apertura prolungata del venerdì sera e l'ingresso gratuito ogni prima domenica del mese - per la Puglia non è di una novità assoluta che si parla. «Per il terzo anno consecutivo - ricorda Milella - stiamo continuando e con successo, grazie al sostegno della Regione e dell'agenzia Puglia Promozione, le aperture straordinarie serali del sabato, a ingresso gratuito e con visita guidata, dei cosiddetti Open Days». Un punto d'orgoglio, poi, la circostanza che il castello di Bari quest'estate offra tre mostre in contemporanea ovvero, oltre a quella di Pomodoro, le due esposizioni del fotografo croato Duro Janekovic e la retrospettiva di Ada Costa. «Operazioni che sono state rese possibili - precisano dalla direzione per i Beni culturali - grazie all'intervento, inedito almeno per Bari, di sponsor privati come l'Eni, che ha sostenuto la precedente mostra La tentazione dell'Asia di Paolo Longo, e la società milanese Present che ha invece finanziato la mostra di Janekovic, prima di Bari esposta a palazzo Venezia a Roma ». Secondo l'osservatorio di Silvia Goche delli, assessore regionale al Turismo e alle Attività culturali, «la valorizzazione dei beni culturali è un tema dolente delle politiche nazionali. Non a caso in Puglia per ottenere dei risultati abbiamo dovuto definire il progetto Open Days con programmi stagionali di apertura straordinaria. Ma il problema è che, in realtà, la penuria di investimenti e di personale del ministero ha prodotto nel corso di questi ultimi anni una sorta di impoverimento generale delle attività di promozione e valorizzazione. Naturalmente per quanto efficaci e di successo siano i risultati dell'azione regionale, in particolare con gli Open Days, è indispensabile che siano dedicati investimenti statali di rilievo a questo settore che è di straordinario valore civile e di straordinario valore turistico». Fatto sta che c'è ancora dietro le quinte la regia della Regione, come spiega Angela Barbanente, assessore ai Beni culturali, nelle strategie di intervento per la riqualificazione dell'intera offerta dei contenitori museali disseminati per il territorio. «Nell'ultimo anno si è operato un notevole sforzo progettuale che - premette - è stato finalizzato alla valorizzazione del patrimonio culturale, anche recuperando ritardi accumulati non certo dalla Regione Puglia nell'utilizzo delle risorse comunitarie destinate alla cultura. Mi auguro che sia segnale della consapevolezza ormai diffusa che senza cultura non può esserci sviluppo». Più nel concreto la rivoluzione innescata dall'assessore Barbanente prenderà in considerazione la Puglia in lungo e in largo. «Abbiamo già finanziato la riqualificazione, ora in corso - ricorda - di 41 musei con 41 milioni reperiti grazie ai fondi Fesr e, fra questi, il museo Pino Pascali di Polignano e Santa Scolastica di Bari. Mentre con altri 9 milioni di euro sbloccati grazie al Poin per gli attrattori culturali - altri 16 progetti museali prenderanno più compiuta forma nei poli del Gargano, a cominciare dal museo Tancredi nel sito Unesco di Monte Sant'Angelo, e del Salento, fra il museo Pietro Cavoti di Galatina e l'abbazia di Santa Maria di Cerrate, ma anche Bari con il museo del cinema e dell'audiovisivo nel palazzo del Mezzogiorno». E non finisce qui. È novità dell'ultim'ora, anticipa l'assessore Barbanente, che «finanzieremo la riqualificazione di altri 41 musei territoriali, di competenza degli enti locali o delle diocesi, con 26 milioni e 800mila euro a valere sul Fondo di sviluppo e coesione. Si tratta di contenitori come il museo civico di Barletta, il museo diocesano di Ostuni, il museo archeologico di Bisceglie, ilmuseo civico archeologico del Pulo di Molfetta, il museo delle armi di Bovino, il museo benedettino di Lecce o il palazzo delle arti e pinacoteca di Trani. E, a beneficiarne, nei nostri auspici, sarà l'intera offerta culturale del territorio».