L'artista britannico Jake Chapman è abituato alle provocazioni, ma quella di ieri, riportata dalle pagine del Corriere della Sera, nega addirittura la bontà della pedagogia. Se è vero, come egli sostiene, che al seguito di genitori talvolta superficiali e «arroganti» le sale dei musei abbondano di bambini indifferenti per non dire recalcitranti alla visita, capaci di entusiasmarsi solo per un selfie, magari vicino a una sconosciuta Venere, va invece dato credito alla bontà dei laboratori per le scolaresche. Al Polo museale fiorentino è per esempio attiva dal 1980 una sezione specifica per la didattica e a quanto pare con risultati lodevoli. Perché la bellezza pensa Federica Chezzi, storica dell'arte, da 10 anni impegnata nell'educazione artistica ai bambini, dalle materne alle superiori va prima capita per essere apprezzata. Ma come? C'è il rischio di girare a vuoto? «Un buon storico dell'arte in questo caso non può prescindere dalla pedagogia spiega i bambini bisogna incuriosirli, anche con iniziative ludiche e aspettare che siano loro a rivolgerti delle domande. Chiunque se alza gli occhi al cielo è capace di apprezzare un cielo stellato, ma vuoi mettere se c'è un astronomo a spiegarti le costellazioni e a raccontarti degli aneddoti?». La metafora di Federica Chezzi che con Claudia Tognaccini ha già curato fra le altre iniziative nei musei e nelle ville storiche, i laboratori '900, rilancia la questione anche sul fronte interno ai diversi progetti del Polo museale fiorentino e del Comune di Firenze (Le chiavi della città, Il Museo dei Ragazzi), talvolta coordinate. Dice Chezzi: «Attenzione a non scambiare l'educazione all'arte con l'animazione. Un operatore in costume che declama nella lingua del Vasari può certo incuriosire un bambino in età scolare, ma la comprensione dell'arte è altra cosa». Se l'arte va capita o semplicemente vissuta è insomma vecchio dilemma e fin qui gli strali di tanti benpensanti sono stati indirizzati agli enigmi dell'arte contemporanea, in particolare quella concettuale. Per la nostra storica dell'arte è già un buon obiettivo riuscire a far familiarizzare i bambini con l'arte: «Non hanno pregiudizi e a differenza degli adulti non si chiedono se quella è arte, piuttosto con la loro tenera ingenuità possono interpretare un taglio di Fontana come una zampata d'orso». E i selfie che tanto piacciono ai bambini? «Non li criminalizzerei dice purché i bambini capiscano l'opera sulla sfondo. Se no è solo animazione». In occasione dell'ultimo laboratorio coordinato da Giovanna Giusti e dedicato alla pop art, ogni bambino, dotato di pennarello e cellulosa e in pieno libero arbitrio, ha per esempio realizzato il proprio autoritratto ispirandosi a Andy Warhol e non solo. Riuscendo a familiarizzare con le diverse correnti artistiche che hanno attraversato il '900. «I piccoli artisti sono poi soliti tornare con le famiglie e qualcuno racconta Chezzi vorrebbe poter frequentare il laboratorio tutti i pomeriggi». Le ultime puntate dei laboratori dedicate all'arte contemporanea, sono l'orgoglio del direttore degli Uffizi Antonio Natali, a suo dire «un'operazione non convenzionale, una sfida a quei genitori che impongono ai propri figli visite coatte al museo, ma solo con un intento morale, cioè mostrar loro Leonardo, Michelangelo, Botticelli, ovvero le reliquie». Viceversa, più volte ha rimarcato Natali, la soprintendenza fiorentina intende proporre un modello adottabile, un progetto da cui far partire la scintilla dell'interesse per l'arte contemporanea. E a chi se non ai più piccoli.
Bambini in Galleria, provando a essere Warhol
L'artista britannico Jake Chapman ha negato la bontà della pedagogia nei musei, affermando che i bambini sono indifferenti e non si entusiasmarono per una Venere. Tuttavia, un'esperta di arte, Federica Chezzi, sostiene che i laboratori per le scolaresche sono efficaci e possono far apprezzare la bellezza dell'arte ai bambini. Chezzi spiega che i bambini devono essere incuriositi e aspettare che rivolgano delle domande. Un'esperta di arte, Claudia Tognaccini, ha curato iniziative nei musei e nelle ville storiche, tra cui laboratori '900.
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