L'assalto ai capolavori, armati di telefonini: uno scatto e via «Scusi, dov'è la Sala 62? E la 66, la 83 e la 90?». Turisti che danno i numeri, che corrono veloci da un quadro all'altro e che si fermano davanti alle opere di Leonardo, Botticelli, Michelangelo, Raffaello, Paolo Uccello o Tiziano, giusto il tempo di un click. Visite da «un selfie e via» da pubblicare sui propri profili Facebook, Instagram o Twitter in attesa di un «like» o di un commento. Insomma, arte che, da protagonista, si trasforma in sfondo, in «tappezzeria». Per invertire questa tendenza, come suggeriscono alcuni artisti e direttori di pinacoteche, bisognerebbe ripartire dai bambini. In un articolo a firma di Paolo Conti e pubblicato ieri sul Corriere della Sera , vengono citate le 5 «regole d'oro» per educare i mini visitatori all'arte: innanzitutto, andare per mostre deve essere divertente e non un dovere; meglio che siano i bimbi a indicare l'opera che vogliono scoprire, senza che gli adulti gli impongano una scelta; partecipare a laboratori, soprattutto se legati a una mostra; lasciare spazio alla spontaneità e, infine, non scattare selfie (anche se la tentazione sarà forte) davanti ai grandi capolavori, e in loro presenza, per evitare di ridurre l'arte a un evento mediatico. Ma da quando il decreto cultura, tra le varie norme che lo disciplinano, ha «liberalizzato» lo scatto (con flash) anche nei musei italiani, poter contemplare in assoluto silenzio e in pace un dipinto è impresa assai ardua. «Molti turisti vanno direttamente a vedere quei quadri che conoscono e che gli interessano. Si scattano una foto di spalle e poi fuggono via, tralasciando tutto il resto e senza rendersi conto di cosa hanno la possibilità di ammirare. Sembrano dei centometristi dell'arte», dicono i dipendenti che sorvegliano le sale degli Uffizi. Stessa versione data dal direttore degli Uffizi, Antonio Natali, al Corriere . «La bellezza non è una virtù d'istinto, si coglie dopo aver studiato. Si dice che molto dipende dall'insegnamento dei genitori. Ma vedo troppe famiglie impegnate nei selfie nelle stanze capolavoro-feticcio, penso alla Venere di Botticelli: allora è meglio non portarli». Natali dà anche la sua soluzione per i bambini: «Far scegliere a loro il quadro da scoprire. I piccoli hanno bisogno di trame e storie». Quella di portarsi a casa una sorta di trofeo, però, è una moda che ha sempre affascinato il turista: nel passato per dimostrare di aver visitato un luogo si acquistavano cartoline; oggi, grazie alla tecnologia, basta usare il proprio smartphone per immortalare un momento, un ricordo. Nell'importante Galleria fiorentina, le opere più gettonate dai «selfisti» (in ordine di gradimento e di autoscatti) sono circa una decina: la Primavera e poi la Venere del Botticelli, la Medusa del Caravaggio, il Tondo Doni di Michelangelo, l'Annunciazione di Leonardo, la Venere di Tiziano, il ritratto (fronte-retro) del Nano Morgante del Bronzino, la Madonna del Cardellino di Raffaello, il trittico della Battaglia di San Romano di Paolo Uccello e l'Adorazione dei Magi (o Pala Strozzi) di Gentile da Fabriano. Ma è davanti alle prime due che i visitatori si scatenano: c'è chi si fa spazio tra la folla per arrivare a pochi centimetri dalle opere, poi si gira di spalle e infine scatta, quasi ossessivamente, una decina di selfie; c'è chi cerca di fare l'ironico e si fa fotografare da lontano, così da dare l'impressione di tenere in mano la conchiglia su cui fluttua leggera la Venere; e chi, invece, si mette in posa come se fosse a un concorso per reginette. Nella sala in cui è esposto il Tondo Doni, invece, bisogna aspettare pazientemente il proprio turno prima di poterlo ammirare da vicino: un gruppetto di anziane giapponesi con guida, prima di arrivare dinanzi a Michelangelo deve fare i conti con la calca, le braccia protese dei turisti, con in mano reflex, cellulari e tablet per fotografare l'opera, e con alcuni studenti americani che spintonano, sgomitano, si «selfano» e passano avanti senza neanche guardare il quadro o leggerne la spiegazione. I custodi che sorvegliano le sale della Galleria degli Uffizi e le guide turistiche non fanno più caso alle stravaganze dei visitatori: «Oramai ti chiedono solo dove si trovano determinati quadri, e poi li vedi andare a passo svelto da una sala all'altra dice Paolo, guida turistica da 15 anni Non vedono queste opere come un arricchimento culturale: per loro si tratta di un souvenir da spiattellare sul web. Quando cerco di spiegargli la storia, percepisci la loro impazienza. L'unico scopo che hanno è fare tante foto e dimostrare agli amici di esser stati in un posto ».
Caccia alla Venere, per un selfie. Gli Uffizi al tempo di Facebook
In Italia, i turisti si scattano foto davanti ai capolavori d'arte, riducendo l'arte a un evento mediatico. I dipendenti dei musei e i direttori di pinacoteche suggeriscono di educare i bambini all'arte per invertire questa tendenza. Secondo Antonio Natali, direttore degli Uffizi, la bellezza non è una virtù d'istinto, ma si coglie dopo aver studiato. I bambini hanno bisogno di trame e storie per apprezzare l'arte. I visitatori si scattano foto davanti alle opere più famose, come la Primavera e la Venere del Botticelli, e spesso si comportano in modo strano, come fare selfie di spalle o mettersi in posa come reginette.
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