Parla il presidente dell'associazione Fiorello Primi: «Serve una certificazione accurata e responsabilità» «Promuovere i borghi nascosti dello Stivale per affermare l'identità del nostro paese, un dono prezioso che ci viene dalla storia e che dobbiamo imparare a preservare. Da qui può nascere un vero riscatto economico e sociale». Fiorello Primi, già sindaco di Castiglione del Lago (Perugia), è il presidente nazionale dell'associazione «I borghi più belli d'Italia», club nel quale i comuni possono accedere solo se posseggono il requisito della «bellezza incantata dei luoghi». La bandiera di questa associazione sventola su ben dieci municipi pugliesi. Presidente Primi, perché un sodalizio ad hoc per i piccoli borghi? «In origine un gruppo di sindaci, nel 2001, ha lanciato la sfida di far uscire dall'anonimato i piccoli centri d'eccellenza dell'Italia, al fine di creare le condizioni per una migliore promozione turistica. Questo obiettivo lo perseguiamo ogni giorno e adesso abbiamo ampliato il raggio d'azione con una serie di manifestazioni di respiro nazionale e internazionale». C'è un filo rosso che unisce tutte le vostre attività? «Sì. L'ambizione che coltiviamo è quella di migliorare ulteriormente questi centri storici, affinché possano diventare un biglietto da visita del nostro paese nel mondo». L'arma in più su cui puntare è la bellezza? «Noi vorremmo addirittura inserire questa parola nella Costituzione». Per questo promuovete un Forum annuale sulla Bellezza, a Sabbioneta (Mantova) ispirati dalle suggestioni di Platone, Simone Weil e Fedor Dostoevskij? «Non ci fermiamo qui. Proprio in quella sede abbiamo sposato l'idea dell'onorevole Serena Pellegrino (salentina di origine ma eletta in Friuli nelle liste di Sel ndr ) che ha presentato un disegno di legge di riforma costituzionale per inserire nell'articolo 1 della Carta la menzione della bellezza «come elemento costitutivo del nostro paese». Attraverso la bellezza l'Italia può superare la crisi economica, etica e morale che la attanaglia. Eppure ogni giorno si registrano scempi e abusi paesaggistici «Qui si gioca la partita. La bellezza non abbiamo bisogno di crearla. Basterebbe non distruggerla. Noi italiani dobbiamo percepirla come un dono che abbiamo ricevuto dal passato, dalla natura e dai popoli che sono stati nostri antenati». Quanti piccoli comuni fanno parte dell'associazione? «Duecentoquaranta, ma oltre seicento che hanno presentato richiesta di adesione». Quanti in Puglia? «Dieci municipi: Alberona, Bovino, Cisternino, Locorotondo, Otranto, Pietramontecorvino, Presicce, Roseto Valfortore, Specchia e Vico del Gargano». Come avviene la selezione? «Il procedimento di certificazione è molto rigido: bisogna rispettare decine di parametri. La domanda di adesione deve essere approvata dal consiglio comunale. Poi inizia l'iter presso il consiglio direttivo dell'associazione che attraverso tre certificatori predispone un sopralluogo e una relazione indispensabile per l'approvazione finale». Cosa cambia di fatto per i sindaci de "I borghi più belli d'Italia"? «Cresce la responsabilità, perché si diventa promotori dell'Italia nel mondo». Tra le vostre iniziative c'è la guida annuale ai comuni certificati . «La nostra è una sorta di Routard, un vademecum per conoscere gioielli paesaggistici unici. Anche se dobbiamo essere realistici: per apprezzare il fascino delle bellezze nascoste d'Italia non basta una vita La prossima, quella del 2015, sarà distribuita nelle librerie e nelle edicole nel mese di novembre». Per promuovere il turismo, ci vogliono però strutture di qualità. «Con il progetto "Valorizzazione immobili" abbiamo creato il "Fondo Immobiliare dei Borghi più belli d'Italia" al quale i comuni possono apportare i propri beni inutilizzati per riconvertirli in resort di lusso, con vantaggi innegabili per le comunità. Così recuperiamo edifici di pregio, salvandoli da un possibile degrado». Cosa vi aspettate dal governo nazionale? «Il premier Matteo Renzi è stato sindaco. E sa bene che per valorizzare i comuni ci vogliono le risorse: per questo basterebbe allentare il patto di stabilità, consentendo di avere margini maggiori per investire in servizi». Avete anche un circuito internazionale? «Il nostro movimento nasce in Francia trent'anni fa: la federazione de "Les Plus Beaux Villages de la Terre", di cui sono presidente per i prossimi due anni, coordina le associazioni di Francia, Italia, Belgio, Quebec, Giappone, Spagna, Romania, Germania e Corea del Sud». Cisternino ospiterà a fine ottobre il "Forum dei borghi più belli del Mediterraneo" . «Una occasione per promuovere il turismo e il dialogo tra i popoli. Nella passata edizione hanno partecipato anche rappresentanti di Israele e della Palestina. L'Anp ha addirittura creato il club "I Borghi più belli della Palestina". Recuperando la bellezza non solo, come diceva Peppino Impastato, si combatte la criminalità, ma si può contribuire a migliorare la situazione internazionale, mandando un chiaro messaggio di pace».