Non molto tempo addietro avevo espresso il mio punto di vista su la parte di via Crociferi, esempio scenografico di unità dell'architettura tardo-barocca, che va dall'arco di San Benedetto a prima all'incrocio con via Sangiuliano e non esagerando li avevo considerati i più bei cento metri barocchi della città e tra i più belli in Europa (anche l'altra metà della strada è da considerare se però si portasse alle sue origini Villa Cerami deturpata in modo abnorme dal prefabbricato in alluminio della facoltà di Giurisprudenza nato con il consenso di chi doveva salvaguardarla e che nessuno delle Istituzioni pensa di estirpare). Quella via dei Crociferi che insieme a piazza Duomo e piazza Università rientrano nel Patrimonio dell'Umanità così come dichiarato dall'Unesco, in quanto inserito in quello più vasto della cosiddetta Val di Noto, dovrebbe essere il fiore all'occhiello della città barocca ricostruita nel '700 (dopo il terremoto del 1693 che distrusse la città medievale di cui si salvò ben poco grazie anche alla voglia di cancellare il passato compreso in parte quello greco-romano come se si trattasse di peste). Cosa si è fatto nel tempo per ben conservare e proteggere via Crociferi e i luoghi limitrofi? Cosa si è fatto in questi ultimi anni per garantire il non deterioramento di tale splendida via al mondo? Cosa si è fatto per fare in modo che i gioielli barocchi presenti in tale via fossero ammirati non solo dall'esterno ma visitabili nel rispetto della loro peculiare bellezza e "delicatezza"? Basta fare un giro con occhio consapevole e critico per vedere quanti misfatti hanno subito i monumenti ivi esistenti e in quanti di questi è possibile accedere per scoprirne le nascoste meraviglie architettoniche e i tesori artistici. Partiamo dalla chiesa di San Benedetto e dal monastero di clausura delle Benedettine dove oggi per poterle visitare si deve pagare un biglietto d'ingresso, mentre si può accedere liberamente alla chiesa di S. Francesco Borgia (Gesuiti) pagando però lo scotto di ritrovarsi al centro di tale chiesa un enorme scafandro di legno che offusca del tutto la visibilità globale e l'unicità della chiesa, passiamo al limitrofo convento dei Gesuiti (con i suoi quattro cortili fra cui un chiostro con loggiato sormontato da colonne), chiuso da anni perché in precarie condizioni a causa dell'incuria e dell'abbandono istituzionale di cui ancora oggi si sconoscono l'inizio e la fine dei lavori di restauro e l'uso che se ne dovrebbe fare di tale enorme struttura con ben tre chiostri di elevato pregio. E per finire la chiesa di San Giuliano (e del convento da tempo trasfigurato), gestita e sede della Confraternita del santo sepolcro di Gerusalemme la quale non può essere visitata perché chiusa al pubblico e alle visite ma, guarda caso, utilizzata, e in quel caso aperta, per matrimoni, ovvero per ovvi motivi. Ma come se ciò non bastasse e per dare il cosiddetto colpo di grazie i muri e alle scalinate dei vari monumenti sono scempiati di continuo da obbrobriosi graffiti effettuati da vandali con le bombolette spray che deturpano l'armonia e la scenografia dei luoghi senza che alcuna delle autorità pensi non solo a contrastarli con controlli diurni e notturni ma di cancellare, con metodi compatibili e non invasivi, tali brutture. Per non parlare di auto e motorini che attraversano la via indisturbati e del conseguente parcheggio, anch'esso rigorosamente abusivo in quanto sarebbe vietato l'accesso a tali mezzi, e di tavolini di ritrovi sparsi senza curarsi del luogo e dell'estetica (anche in quanto non mi pare esista un regolamento sul decoro e l'estetica nel centro storico), oltre che, ecco la "ciliegina", un portone del monastero, tra la chiesa e l'arco, non utilizzato come bagno pubblico con tanto di escrementi e urina, a vista, in quanto, forse qualcuno l'avrà dimenticato, stiamo parlando di uno dei gioielli storico-architettonici tra i più belli del settecento barocco e non di una qualsiasi via della città contemporanea cementificata in ogni dove e senza pensare alla vivibilità e ad un futuro sostenibile e di cui si sconosce lo stile architettonico nel senso dell'estetica e dell'armonia delle rifiniture esterne e interne (ma, questo sì, comodi per poterci soggiornare). Sarebbe più che utile istituire tra le varie Istituzioni che dovrebbero salvaguardare il centro storico e i beni culturali un nucleo specializzato, oltre ad un regolamento sul decoro architettonico e sull'estetica urbana, alla tutela del patrimonio artistico e PAESAGGISTICO della città. Alfio Lisi Free Green