ILCOMUNEinvia la polizia edilizia, ufficialmente per un mero sopralluogo tecnico, mentre la rete civica delle 31 associazioni medita un'azione legale per sospendere l'opera che sta mettendo in subbuglio un intero quartiere. Contro la realizzazione in corso della palazzina sul mare, nel porto di Bari, istituzioni locali e cittadini marciano insieme. E il fronte si preannuncia infuocato. "Valutiamo la possibilità di un esposto trattandosi di una potenziale lottizzazione abusiva" spiegano i componenti dei comitati civici all'indomani del vincolo urbanistico, scovato nelle scorse settimane dal Comune e riconosciuto dalla Soprintendenza, che dal lontano 1912 stoppa ogni tipo di cemento nella zona storica del lungomare e a ridosso del Castello Svevo. Un vincolo che quindi blocca anche il cantiere dell'edificio da 12 metri destinato ad ospitare gli uffici del Provveditorato alle Opere Pubbliche. Ieri gli esponenti delle varie associazioni hanno incontrato Luigi Paccione, noto avvocato barese e famoso per le sue class action, tra le quali quella sul teatro Petruzzelli. Oggi pomeriggio la delegazione si rivedrà per capire se intraprendere o meno le vie legali tramite un esposto in Procura. "E' una decisione dolorosa che avremmo voluto evitare dice Andrea Guarnieri Calò Carducci, referente del comitato di quartiere Bari vecchia-Parco del Castello ma non c'è stato garbo istituzionale. Il sindaco Antonio Decaro con una lettera ha chiesto al Provveditorato alle Opere Pubbliche di sospendere i lavori per verificare tutte le procedure e l'esistenza di quel vincolo, ma sino ad oggi non c'è stata alcuna risposta al primo cittadino. Anzi, i lavori procedono speditamente". Lavori accertati anche dalla polizia edilizia mandati dall'assessore all'Urbanistica Carla Tedesco. Nei giorni scorsi il Comune ha persino proposto una transazione: concedere al Provveditorato un palazzo comunale dismesso in cambio della rinuncia all'immobile sul mare. La rete civica infatti chiede che al posto del cemento e delle gru sorga un grande parco urbano come richiesto nella petizione popolare da oltre 1500 firme.