IL RACCONTO DA VIA Roma alla Galleria di Arte Moderna. Nel negozio di mobili e complementi d'arredo che ha alle spalle più di un secolo di storia non è rimasto nulla. Le saracinesche si sono abbassate a inizio estate, quando il gruppo Radif che lo aveva rilevato ha deciso di mantenere soltanto il punto vendita di San Lorenzo mentre in via Roma si trasferirà "Agnelli", il negozio di pellicceria e abbigliamento. Eppure qualcosa da salvare, per la memoria e la storia della città era rimasto: le due insegne gialle su sfondo scuro, sapientemente posizionate sopra le vetrine in cui i genovesi si fermavano ad ammirare quei pezzi unici che sognavano di poter avere nelle proprie case. «Non potevamo permetterci di perdere quei simboli distintivi, non solo di un negozio ma di un pezzo del nostro patrimonio e dell'eredità lasciata da Alberto Issel, artista a 360 gradi e commerciante - ricorda Caterina Olcese, funzionario della Soprintendenza per i beni storici artistici della Liguria- Così ci siamo mobilitati mettendo insieme una rete di recupero. Le abbiamo fatte smontare e ora si trovano nel deposito della Galleria di Arte Moderna dove troveranno nuova vita». Ufficialmente si attende ancora la formalizzazione della donazione ma dalla Gam di Nervi fanno sapere che proprio nella sala dedicata a Issel, in cui già si possono ammirare arredi e un salotto liberty, troveranno posto nei prossimi mesi anche le due insegne del negozio. E per salvare la memoria storica della città si son mobilitati anche i proprietari delle antiche botteghe «Oltre alle insegne c'erano anche la porta e le vetrine che ha recuperato Mangini , pezzi unici che torneranno a vivere in un altro luogo probabilmente in un altro negozio- racconta Alessandro Cavo, delegato Ascom nella commissione per le botteghe storiche- Stiamo cercando di tutelare la nostra storia che passa attraverso la vita dei grandi artigiani e del loro lavoro, sopravvissuto con forza e fatica alla globalizzazione. Eppure in certi casi abbiamo le mani legate, incapaci di difendere il nostro patrimonio. Perché devono essere i diretti interessati a fare richiesta per essere riconosciuti come attività storiche e Issel non ne faceva ancora parte. Senza l'intervento della Soprintendenza tutti gli sforzi sarebbero stati vani. Ogni negozio che chiude rappresenta un valore inestimabile che rischia di essere perso, attrezzature e pezzi unici difficili da ricollocare che teniamo nei magazzini ma avrebbero bisogno di un intero museo tanto che stiamo pensando di chiedere al Comune di mettere a disposizione i locali inutilizzati per allestire una mostra». Intanto le botteghe storiche genovesi sono salite a trenta con nove new entry negli ultimi mesi, da Arduino in via Garibaldi alla Barberia di vico Caprettari, dalla Drogheria Viganego alla Farmacia del Convento, Klainguti, la Macelleria Nico, Mangini , Pietro Romanengo in via Roma e Zuccotti. Attività premiate da una commissione di addetti ai lavori che ha verificato tutti i requisiti che comprendono, tra gli altri, i 70 anni di attività, attrezzature storiche e il contesto ambientale. Un mondo, quelle delle botteghe storiche, che si sta trasformando anche in un volano turistico con tour guidati nel centro storico per far conoscere il lavoro dei maestri genovesi. «L'identità della città è rappresentata da artigiani e luoghi come questi che sarebbero da tutelare sia come arredi che come imprese economiche- conclude Caterina Olcese- Ma purtroppo con i passaggi di proprietà queste condizioni non posso essere sempre garantite. La storia di Issel rappresenta il primo passo di un percorso tutto in divenire».