Il direttore generale dell'assessorato regionale ai Beni Culturali, l'agrigentino Rino Giglione ha avviato una verifica accurata su come si sia arrivati alla nomina dei dieci soprintendenti ai Beni Culturali, in servizio nelle soprintendenze siciliane. Quelle con sede centrali nei capoluoghi isolani, con la decina rappresentata dalla prestigiosa soprintendenza del mare. Ovviamente dunque, tra questi nove professionisti figura Caterina Greco, l'apprezzata studiosa insediatasi ad Agrigento alcuni mesi fa. L'inizio dell'attività di verifica sull'affidamento degli incarichi risale al primo agosto scorso e dovrebbe essere ultimata entro la fine di questo stesso mese. Tutto sarebbe nato dalla necessità di fare luce su quanto accaduto in alcune realtà siciliane, dove sono scattati contenziosi giudiziari circa l'assegnazione di qualche appalto in maniera ritenuta poco chiara. Ieri mattina sulla questione è intervenuta molto pesantemente l'associazione Italia Nostra con una nota stampa. «La "sospensione" dei nove Soprintendenti siciliani (di Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa, Trapani) è un atto che non ha precedenti e, come tale, di difficile lettura. Premesso che la continuità amministrativa - scrive Italia Nostra è conditio sine qua non per ben operare, non si comprende né l'utilitas, né la ratio di tale provvedimento. Il Consiglio regionale di Italia Nostra Sicilia, le Sezioni siciliane di Italia Nostra esprimono viva preoccupazione per gli effetti negativi che simili provvedimenti possono determinare sulle azioni di salvaguardia del patrimonio storico, artistico e ambientale poste in essere dalle soprintendenze. Provvedimento che, inevitabilmente, induce a un indebolimento, a una sospensione dei presidi di tutela. Gli interessi economico-speculativi che le soprintendenze devono fronteggiare nell'Isola - incalza Italia Nostra - sono molteplici e consistenti e gli attacchi al loro operato numerosi, continui. La sospensione dei massimi dirigenti non è un buon segnale in quanto foriera di avvicendamenti che, di fatto, interrompono sia l'indirizzo culturale sia l'operatività di ciascuna Soprintendenza. Giorgio Bassani, uno dei presidenti più prestigiosi di Italia Nostra, negli anni '70 diceva che l'Associazione si era assunta il compito di difendere il patrimonio culturale e ambientale perché lo Stato non lo faceva con sufficiente rigore. Da allora, la situazione dell'impegno pubblico si è inabissata fino ad arrivare, al culmine di un processo perverso fatto di dismissioni, svendite, forte allentamento degli strumenti di tutela. In Sicilia, l'Autonomia, pessimamente interpretata, ha prodotto guasti, estese devastazioni ambientali, dolorose cancellazioni. Fino a quando dobbiamo subire tutto questo, nel Belpaese, nella nostra bella e martoriata Sicilia? ». Indispensabile è stato sentire Caterina Greco, soprintendente di Agrigento che cortesemente ha commentato: «Ma quale sospensione, non c'è alcuna sospensione o peggio ancora rimozione. Io ad esempio sono qui nel mio ufficio a lavorare come sempre. Non c'è alcuna indagine, è soltanto un procedimento di verifica sull'affidamento degli incarichi. Verifica che tra l'altro non sarà lunga. Ripeto è semplicemente un riesame della situazione». 05082014