UN EDIFICIO settecentesco, prima dimora di marchesi e istituto salesiano, poi proprietà comunale diventata infine sede di sabba, più o meno goliardici, di adolescenti annoiati in cerca di brividi da film horror. Villa Moglia emerge tra i poggi della collina chierese: da un lato campi coltivati a grano turco, dall'altra viti dell'ex istituto agrario Bonafous. Un lungo sentiero accoglie i visitatori, non autorizzati, che si dirigono verso il cancello in ferro ricoperto dall'edera: da lontano si possono vedere ampie porzioni del tetto sfondato. All'ingresso un cartello: «Attenzione pericolo caduta oggetti dall'alto». Il parco secolare ormai sembra divorarla, con i rampicanti che ricoprono i muri esterni e infestano le volte affrescate: il patio sul retro è invaso dai rovi che salgono fino a raggiungere il terrazzo sopra. Nei seimila metri quadri della villa non c'è un vetro intatto, le tubature e bagni sono distrutti. Gli affreschi, danneggiati irrimediabilmente dall'umidità e dai murales, raccontano il passato nobiliare, tra passione per la Cina delle figure rappresentate al piano nobile e l'arte della caccia nelle alte volte del piano terra. Qui file di sedie da cinema testimoniano pure la presenza dei seguaci di Don Bosco che sfruttarono una manica per costruire uno dei tanti teatrini salesiani del Piemonte. Dagli anni Settanta la struttura è entrata nel patrimonio del comune di Torino che l'ha lasciato in stato di abbandono per oltre trent'anni: «Da quando è stata chiusa non ho più avuto il coraggio di entrarci. L'ho vista nel suo splendore e poi andare in rovina», racconta il vicino del poggio accanto, un signore sulla sessantina che da sempre abita qui e ha visto morire «una dimora nobiliare» di cui conosce a menadito la storia. Nel 2007 un'interpellanza del consigliere comunale di opposizione, Andrea Tronzano parlava di «un centro privilegiato di riti irregolari, messe nere», ma dalla scritte vandaliche e anche dalle parole di chi ci vive a fianco sembra esser 'solo' meta di pellegrinaggio di appassionati del mistero e giovani annoiati: «Ogni tanto si vede arrivare qualcuno, più che altro ragazzini dice ancora il vicino Si sente parlare di sette sataniche, ma noi che abitiamo qua non ci siamo mai accorti di nulla». Sulle pareti della chiesa abbandonata invocazioni a Satana in vernice nera ricordano più gli horror anni Ottanta che quelle dei veri adoratori del signore delle tenebre: «Una lacrima amarissima mi è scesa nel vedere trasformato in un ammasso in decadenza il luogo dove sessant'anni fa sono stato ordinato », scriveva nel 2012 il missionario salesiano padre Tiziano Sofia. Il comune di Torino ha fatto diversi tentativi per 'liberarsi' di Villa Moglia e mettere un freno al degrado: prima un bando per la concessione a enti o associazioni che se ne potessero assumere il restauro e la gestione, poi, nel 2005, un'asta pubblica con base a 5 milioni andata deserta e infine la cessione. Nel 2007 il complesso è entrato a far parte dei 19 edifici del Fondo Città di Torino, lo strumento finanziario con cui il comune mette in vendita gli immobili di cui vuole disfarsi. In questi anni Prelios, componente privata del Fondo, l'ha inserita tra le strutture in ristrutturazione, ma le scarse disponibilità economiche hanno imposto altre priorità: qui si è solo circondato il mure esterno con una recinzione per scoraggiare i visitatori che però sembra non aver avuto grande effetto. Da qualche anno la commercializzazione è stata affidata all'Immobiliare Chiusano: interessamenti ce ne sono stati diversi, c'è chi ha chiesto anche la documentazione, ma le pessime condizioni e i vincoli della Soprintendenza sull'intera struttura scoraggiano tutti. La destinazione resta quella residenziale, tanto che sul sito del fondo si parla di «unità immobiliari, tra i 100 e i 400 metri quadri, che tengano conto della particolare organizzazione degli spazi originari, proponendo soluzioni abitative anche non tradizionali, con ambienti a tutta altezza, soppalchi, quinte per la definizione dei locali, terrazzi e giardini». Negli anni il valore dell'immobile è crollato: «Una base d'asta a 5 milioni quasi dieci anni fa corrisponde a un valore più che dimezzato con il mercato attuale ragiona un agenti immobiliare che si occupa di case di lusso Anche perché ci vorrebbe un investimento ancora maggiore per la ristrutturazione. Solo qualche straniero in questo momento potrebbe sostenere questi costi, ma i russi preferiscono la Toscana o al massimo la Langa, non certo Torino». Se non ci sarà un cambio di strategie del Fondo o l'intervento di qualche mecenate, Villa Moglia resterà così com'è ora, immersa nel suo decadente splendore.
Il gioiello del '700 in preda ai vandali Storia e disastri di Villa Moglia
La villa Moglia, un edificio settecentesco a Torino, è stata abbandonata e in stato di degrado per oltre trent'anni. Il comune di Torino ha tentato di vendere l'immobile, ma senza successo. La struttura è stata utilizzata come sede di sabba e film horror, e le sue pareti sono state invase dai rampicanti e dai rovi. Gli affreschi e le tubature sono stati danneggiati dall'umidità e dai murales. Il comune ha cercato di ristrutturare la villa, ma le scarse disponibilità economiche hanno impedito di proseguire. Oggi, la villa è circondata da una recinzione e non è più accessibile al pubblico.
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