Tra i dibattiti in corso sul futuro di Torino, non è trascurabile quello sul ruolo della cultura. Non tanto per le piccole e puntute polemiche cui talvolta da origine. Ma per la domanda - di fondo - sulla strategicità della dimensione culturale. La «città della conoscenza» che Torino vuole essere non può prescindere dalla cultura. Per chiarezza, tre dimensioni del rapporto culturasviluppo vanno però tenute distinte. Una prima dimensione riguarda le istituzioni e il patrimonio culturali, la cultura diffusa. Non si può rinunciare alla «buona manutenzione» e alla messa in valore di queste risorse di base del territorio: ciò rappresenta una condizione necessaria di civiltà e di qualità anche democratica che ogni città deve coltivare. Altro è l'investimento «speciale» nella promozione delle eccezionalità culturali grazie alle quali Torino può dire la sua nello scenario culturale internazionale. Non va trascurata infine l'attenzione per i focolai di nuova creatività artistica e culturale, fenomeni in genere imprevedibili e discontinui, che hanno bisogno più di ambienti allettanti e di modeste risorse seminali che di corsi di formazione. Diversa dimensione è la ricaduta economica della produzione culturale. Se è vero che il moltiplicatore della spesa nel settore porta ad un impatto inferiore ad altri ambiti produttivi, è certo vero che, oltre alle varie economie generate direttamente dalla produzione di cultura, il tenore culturale di una città sviluppa altri effetti positivi. E' quasi un luogo comune ricordare il contributo della cultura alle competenze creative localizzate (fondamentali!), alla capacità di attrazione del territorio; o al turismo. Il turismo è la terza dimensione da considerare in forma distinta. Cultura e turismo sono legati ma non coincidenti. Il settore turistico dipende da una pluralità di fattori e si avvale di tecniche specifiche. E' in grado di usare le risorse culturali di un luogo, o addirittura di inventarle, ma la mediazione tra produzione culturale e turismo è assai meno ovvia e lineare di quanto si potrebbe immaginare, soprattutto se si mira a flussi consistenti e sostenuti nel tempo. L'obiettivo di Torino dovrebbe essere concreto e realistico: che fare affinché essa venga scelta come destinazione di un week-end, diventi tappa di rilievo di itinerari più articolati, rafforzi il suo appeal di sede convegnistica? L'identità museale di Torino può rappresentare un attrattore forte, senza per questo snaturare i musei in macchine turistiche. Conclusioni? In primo luogo, mai dimenticare che la produzione culturale è frutto di azioni largamente spontanee e quasi-anarchiche, rispetto alla quale le politiche pubbliche devono muoversi su una linea sottile tra esigenze di coordinamento e consapevole astensione dal controllo. Diverso discorso è quello relativo alle istituzioni culturali pubbliche e para-pubbliche, alle quali assicurare una governance rispettosa delle competenze individuali, ma anche molto attenta alla qualità e all'efficienza. In secondo luogo, le priorità degli investimenti in cultura non solo vanno identificate chiaramente (arte e architettura contemporanea, barocco e dinastia, modernità tecnologica, civiltà antiche?), ma anche stabilizzate, così da fornire un quadro riconoscibile agli operatori, ai cittadini e ai media. Non potrà trattarsi che di un'immagine multipla: ma sarà indispensabile lavorare in modo selettivo sulla sua messa a fuoco, ancorarla alla dotazione di risorse e alle opportunità culturali effettive, e impegnarsi a veicolarla attraverso una comunicazione coerente e stabilizzata. L'immaginario culturale di Torino - grazie ai tanti sforzi sin qui fatti - sperimenta oggi una corrente ascendente: bisogna consolidarla - e, per i torinesi, condividerla e sentirsene parte. Direttore Fondazione Giovanni Agnelli
EconomiaCultura: Torino deve investire nella cultura
Torino vuole essere una città della conoscenza e della cultura. La città deve coltivare la buona manutenzione e il patrimonio culturale, promuovere le eccezionalità culturali e creare ambienti allettanti per la nuova creatività artistica e culturale. La produzione culturale ha un impatto positivo sull'economia e sulla qualità della vita. Il turismo è legato alla cultura, ma non coincidente con essa. Torino deve creare un'identità museale forte senza snaturare i musei. Le priorità degli investimenti in cultura devono essere identificate e stabilizzate, lavorando per veicolare l'immaginario culturale della città. La città deve consolidare l'immaginario culturale e condividerlo con i cittadini.
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