ALTARE della Patria: sabato l'oltraggio, ieri la riparazione. Un gesto di riverenza, un dovere delle Istituzioni,all'indomani della profanazione consumata nel nome della pace. Questo il significato semplice e al tempo stesso profondo che abbiamo voluto trasmettere rendendo omaggio al Milite Ignoto con una corona d'alloro. Ci siamo inginocchiati laddove qualcuno ha voluto infangare la memoria dei nostri Caduti. E' il compito delle Istituzioni quello di onorare l'Italia e i luoghi simbolo della nostra storia. La deposizione della corona d'alloro è un gesto di rispetto per chi crede nella pace e alimenta questo sentimento profondo impegnandosi a costruirla e a difenderla. Non è certo una risposta al pacifismo. Tutti siamo per la pace. E' un tema che non e appannaggio di nessuno, tanto meno della sinistra. E'un concetto così alto che non può essere strumentalizzato al punto di dividere le coscienze degli italiani. Dopo l'il settembre il mondo è cambiato. Lo stesso concetto di guerra oggi va rivisitato. Il terrorismo è una forma diversa, ma è pur sempre guerra. Non comprenderlo fino in fondo rischia di alterare anche il nostro modo di ragionare. L'11 settembre è stata atrocemente colpita al cuore non solo una grande potenza, ma un presidio dell'Occidente. Da quel momento è iniziata la riflessione sul futuro. Si è cominciato ad analizzare le trasformazioni della geopolitica,il ruolo dell'Europa e delle organizzazioni internazionali. Ecco perché soprattutto in questo momento le coscienze non vanno divise. Luoghi "alla memoria",ai quali tutti gli italiani sono legati, non possono essere utilizzati per ospitare striscioni e rilanciare slogan, indipendentemente dall'appartenenza politica. La pace non va predicata,ma praticata. Qualche volta va anche costruita, spesso va difesa, ma non va mai strumentalizzata. Voglio ricordare che nello stesso momento in cui si scatenava la guerra in Iraq, qui a Roma si svolgeva un altro evento di grande importanza sul Sahara Occidentale, territorio in cui si registra un contrasto pluridecennale tra marocchini e popolazione sahrawi. Per la prima voltasi sono seduti attorno allo stesso tavolo rappresentanti delle istituzioni parlamentari del Marocco e del Fronte Polisario. E' accaduto in una città neutra come Roma, pronta a mediare. E non è un caso che adattivarsi per questo dialogo siano state proprio l'Università, luogo di approfondimento scientifico e giuridico e la Provincia di Roma, territorio dove si radica una cultura millenaria. Dopo dieci anni acerrimi nemici si sono finalmente stretti la mano per iniziare a dialogare. Siamo cosi riusciti ad aprire uno spiraglio di confronto, per non far perdere la speranza, per far ascoltare le ragioni dell'uno e dell'altro. Questo vuoi dire pace:costruire insieme un percorso comune, cercando di superare le divisioni, nel rispetto delle diversità. Un rispetto che deve valere per luoghi simbolo della nostra cultura. L'Altare della Patria rappresenta l'unità d'Italia dal 1921. Due sentinelle d'onore continuamente vigilano la tomba del Milite Ignoto, la salma di un soldato sconosciuto caduto nella Prima Guerra Mondiale. Questi sono i valori che contano, insieme a quelli del rispetto per la vita, della famiglia, della dignità e dell'integrità degli uomini,delle donne e dei nostri figli. Ancora oggi abbiadi»tanti nostri ragazzi nel mondo impegnati in varie missioni. Difendere il soldato italiano, onorarlo è un dovere. Ed è un dovere trasmettere ai giovani questi valori, affinché ne siano i gelosi custodi. A tutela di un patrimonio storico che è parte integrante di uno straordinario progetto di pace. Una pace che, ripeto, è di tutti e non solo di alcuni.