Al primo posto Napoli e le province della Calabria per i problemi causati dalla combinazione di pericolosità sismica e idrogeologica Dopo la bomba d'acqua nel Trevigiano, un indicatore che combina il rischio sismico con quello idrogeologico è di massima attualità per evidenziare le criticità del territorio italiano. Lo studio mette in relazione i dati sulle frequenze di frane e piene e gli effetti provocati (dissesto idrogeologico) con la frequenza e gli effetti dei terremoti (pericolosità sismica) e stila una classifica delle province che avrebbero maggior bisogno di una messa in sicurezza del territorio.Napoli più a rischio Da questa analisi la provincia di Napoli risulta quella a maggior rischio, seguita al secondo posto da Reggio Calabria, al terzo da Vibo Valentia e da Catanzaro. Roma si colloca al quinto posto e Genova al sesto, seguita dall'Aquila e Isernia. Ultime in classifica è Oristano, penultima Nuoro, preceduta da Sassari, Cagliari, Novara, Varese e Como. Tra le ultime classificate in questa graduatoria delle province a rischio anche Milano, che nonostante le recenti esondazioni del Seveso valutata in termini di danni attorno ai 25 milioni di euro, risulta al 94mo posto. Aitec È stata l'Aitec (Associazione italiana tecnico economica cemento) a elaborare l'analisi, e Nicola Zampella, responsabile del centro studi spiega (prima del disastro di Refrontolo, ndr): «Abbiamo pensato alla messa in sicurezza del territorio e individuato la mappa delle Province italiane a maggior fabbisogno di riqualificazione. Il 10 della superficie italiana presenta un livello di elevata criticità idrogeologica e circa il 50 risulta ad alto rischio sismico. L'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) stima statisticamente che nei prossimi 50 anni ci saranno tra 3- 5 terremoti di magnitudo superiore a 6 e più di 50 con magnitudo compresa tra 5 e 6. Il nostro studio non è esaustivo, ma i disastri naturali sono in costante aumento e negli ultimi quindici anni hanno generato un costo di circa 3,5 miliardi di euro annui: sarebbe sufficiente destinare il 20 di questa somma, pari a 700 milioni, per mettere in sicurezza i territori individuati. Certamente bisognerebbe passare alla logica della prevenzione abbandonando quella dell'emergenza». I rischi più alti L'indicatore sintetico di rischio idrogeosismico descrive un'Italia forse un po' prevedibile visto che Napoli e Reggio Calabria sono le province con il rischio naturale più elevato. Ma oltre alle prime dieci in ordine di rischio, l'analisi considera oltre 8 mila Comuni. Nella provincia di Napoli, per esempio, il Comune con il rischio più elevato risulta Castellammare di Stabia, dove coesistono alto rischio sismico, fragile assetto idrogeologico e il 72 delle abitazioni è costruito prima dell'entrata in vigore della normativa antisismica del 1971. Nella Provincia di Reggio di Calabria sono i piccoli Comuni di Mammola e Molochio a esporre la popolazione al maggiore rischio naturale: sono circa 6 mila gli abitanti e 3.500 le abitazioni, il 75 delle quali prive dei requisiti antisismici. Rigenerazione urbana e riqualificazione dei territori Secondo gli industriali del cemento (che non nascondono come la crisi economica abbia dimezzato in sei anni la produzione), la rigenerazione urbana e la riqualificazione dei territori a rischio vede il calcestruzzo come il materiale più adatto sia sotto il profilo dell'efficienza energetica sia sotto quello della sicurezza. «Il cemento ha caratteristiche di elevata compatibilità ambientale, garantisce sicurezza e durabilità delle costruzioni»,conclude Zampella. «Dal 2009 al 2012 le emissioni medie per tonnellata di clinker delle cementerie si sono ridotte di circa il 7 grazie all'installazione di sistemi di abbattimento che hanno ridotto le emissioni di biossido di zolfo (o anidride solforosa) del 15 mentre le emissioni di polvere, grazie ai sistemi di filtrazione, sono diminuite del 10».