Reggio Emilia, 3 agosto 2014 - MEGLIO un originale bruttino o un falso ammiccante? In altre parole: il palazzo ex Poste di via Sessi realizzato da Roberto Narducci, archistar ante litteram merita, come dice Italia Nostra, una ciambella di salvataggio? Oppure è preferibile dar corso al progetto che prevede la demolizione nel quadro del magnifico recupero di Palazzo Busetti e l'erezione di un grazioso palazzo simil-ottocentesco? La questione non è marginale, poiché le città (la nostra più di altre) amano far spazio al nuovo per poi rimpiangere il vecchio. Dalle antiche mura ai portici di S. Rocco, la storia di Reggio è cosparsa di latte versato: repentine demolizioni e irrefrenabili nostalgie. Perciò l'appello di Italia Nostra non va liquidato con una battuta. Occorre che la Soprintendenza valuti con giusto scrupolo; quello che, per la verità, non abbiamo notato di recente. Un esempio? L'ingresso di Porta Santo Stefano. Trasformato in un bunker degno del Vallo Atlantico, meritava certamente maggior rispetto. Ai tempi del rifacimento del pavé di via Emilia S. Stefano l'allora assessore Vincenzo Aiello ci raccontò l'aspra trattativa con la Soprintendenza sulla giusta altezza dei marciapiedi. L'esatta tonalità di albicocca dei muri dell'ex Sarsa fece invece impazzire l'ex assessore Giuseppe Davoli. Insomma, dal troppo al nulla. Una mezza misura non guasterebbe.
Piano con le ruspe
Il palazzo ex Poste di via Sessi a Reggio Emilia è stato oggetto di un dibattito sulla sua destinazione. Italia Nostra ha sollevato la questione di se il palazzo debba essere salvato o demolito per far spazio a un nuovo progetto. La città di Reggio è nota per le sue demolizioni e la nostalgia per il passato. L'appello di Italia Nostra non è stato liquidato con una battuta e richiede un valutazione giusta dalla Soprintendenza. Un esempio di come la città abbia gestito il passato è l'ingresso di Porta Santo Stefano, che è stato trasformato in un bunker e meritava un trattamento più rispettoso. La città ha spesso trovato un equilibrio troppo basso tra conservazione e innovazione.
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