ACCANTO all'iniziativa parlamentare è fondamentale che, finalmente, si mettano in movimento iniziative politiche e culturali. Per politiche intendo che si sveglino dal lungo letargo i dirigenti politici del Sud. Per culturali quelle di coloro i quali rappresentano istituzioni culturali pubbliche o private e di quanti, come chi scrive, hanno il privilegio di avere un diritto di tribuna. Su questo fronte si tratta di provarsi a combattere vecchi e nuovi luoghi comuni che hanno congiurato ad aggravare quella crisi economica e sociale che i crudi dati mostrano con drammatica evidenza. Nell'ultimo ventennio, è cresciuto nel paese un sentimento antimeridionale fondato su alcuni dati reali, ma soprattutto basato su una miscela ideologica che pochi studiosi hanno ancora rilevato appieno. Si è saldato l'antico sentimento antimeridionale sfociato nel leghismo al Nord con un malinteso spirito liberal-liberista secondo il quale qualunque intervento dello Stato, del pubblico, per il Mezzogiorno d'Italia veniva automaticamente identificato con uno spreco di risorse se non, addirittura, un favore alla malavita organizzata. Una falsità che ha recato danni gravissimi e al tempo stesso ha favorito fortune politiche, giornalistiche e culturali di alcuni partiti e alcuni gruppi di persone. Ciò ha provocato, ad esempio, quella disgraziata riforma del Titolo V della nostra Costituzione. Quell'aborto di federalismo che ha contribuito pesantemente ad aumentare il debito pubblico, a incrementare la disunità del paese, a mettere a serio rischio il sistema sanitario e dei trasporti dell'intero paese. La vicenda del regionalismo particolaristico spacciato per federalismo è esemplare. La riforma, infatti, porta la firma della sinistra che aveva creduto, così facendo, di poter disinnescare il movimento leghista e, invece, ha finito col rafforzarlo, come sempre accade quando forze politiche inseguono le agende poste da altre forze politiche. Un altro aspetto, strettamente culturale, ha danneggiato profondamente il Sud e anche l'intero paese. Si potrebbe definire come un ritorno letterario (di bassa letteratura), al più banale e vieto campanilismo, a una sorta di battaglia ideologica fra curve di ultras del Sud e del Nord. Così, dalla Lombardia alla Sicilia, dal Piemonte alla Campania, si è instaurata una sorta di gara a rivendicare le tradizioni peggiori delle regioni d'Italia, distruggendo o accantonando quelle migliori. Al Sud, per fare un esempio, potevamo rivendicare la tradizione filosofica che va da Giordano Bruno attraverso Giambattista Vico fino a Benedetto Croce, e potevamo rivendicarla come una tradizione pari soltanto a quella della filosofia tedesca e, soprattutto, come l'unica che oggi rappresenti un elemento di assoluta modernità, uno dei riferimenti fondamentali di quel pensiero della complessità che si oppone al pensiero banalizzante della linearità riduzionistica, burocratica e tecnocratica. L'abbiamo invece accantonata e addirittura combattuta per rivendicare la parte peggiore della nostra storia: briganti, sanfedismo e neoborbonismo da quattro soldi. Una tragedia culturale che rischia di annientare culturalmente un'intera generazione. Su fronte opposto, per chiudere con un altro esempio soltanto, si è sviluppata l'idea che la questione meridionale coincidesse con la questione della moralità e della legalità. Come se il problema di fondo per risolvere il secolare divario fra Nord e Sud fosse soltanto quello di combattere, peraltro quasi sempre con inutili perorazioni di principio, l'illegalità diffusa sul nostro territorio. Ciò è servito solo come alibi per non investire risorse nel Mezzogiorno e ne ha danneggiato irreparabilmente l'immagine complessiva. È venuta crescendo così un'altra generazione di giovani incapaci di prendere iniziative politiche, sociali ed economiche di qualsiasi natura perché, sostanzialmente, preoccupati soltanto di affrontare il tema della legalità, in un deserto culturale e politico che attraversa tutti i partiti, quelli di sinistra in particolare. La speranza è che, attorno all'iniziativa politica di un gruppo di parlamentari, si possa ritornare a discutere veramente e seriamente di questione meridionale e di questione settentrionale (di questione italiana innanzitutto) in modo tale che anche il nuovo governo, composto da giovani, possa recuperare una reale consapevolezza di quali siano i problemi e quali le ricchezze, i punti di forza, del nostro Mezzogiorno. Perché se si dovesse prevalere la convinzione che è solo una questione di buona spesa dei fondi europei, del rilancio del turismo e dei beni culturali e di generica lotta all'illegalità, saremmo lontano le mille miglia dall'avere soltanto cercato di comprendere qual è la reale situazione di un territorio di venti milioni di abitanti.
UN'INIZIATIVA DEL PD PER IL MEZZOGIORNO
L'autore sostiene che è necessario un'iniziativa politica e culturale per risolvere il divario tra Nord e Sud in Italia. Ha criticato la riforma del Titolo V della Costituzione, che ha contribuito a aumentare il debito pubblico e a mettere a rischio il sistema sanitario e dei trasporti. Ha anche criticato il campanilismo e il leghismo, che hanno aggravato la crisi economica e sociale del Sud. L'autore sostiene che il Sud ha una ricchezza culturale e filosofica unica, che è stata distrutta per rivendicare la parte peggiore della storia italiana.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo