FU ALLORA CHE, per la prima volta, il settore Cultura ne chiese l'assegnazione al Patrimonio, «avendo rilevato il possibile interesse da parte delle associazioni». Nel 2010 il commissario Anna Maria Cancellieri lo invitò ad adottare questo spazio, creando il suo primo avamposto all'interno dei Giardini Margherita, con il doppio obbiettivo di «restituire l'immobile alla fruizione della cittadinanza e di riqualificare ulteriormente uno degli spazi verdi più importanti della città». Ma l'offerta cadde nel vuoto e non se ne parlò più fino a pochi mesi fa, con esito identico. A pianta rettangolare, la cabina è composta da due piani, uno a terra e uno rialzato, per un totale di 168 metri quadrati, cui si aggiungono due spazi interrati più piccoli, di circa 83 metri quadrati. All'esterno c'è un piccolo giardino e un ingresso indipendente. Essendo stata costruita più di cinquant'anni fa, è tutelata dalla Soprintendenza, e lo stesso Comune specifica, nell'ultimo bando, che «è in condizioni manutentive non buone ad eccezione del tetto sostituito di recente». «Ci sono molti lavori da fare spiega la dirigente del settore patrimonio Raffaela Bruni , il pavimento praticamente non esiste, c'erano solo cavi che spuntavano da terra, tutti gli impianti sono da fare da zero». Ma proprio per questo si prevedeva di scalare dal canone di concessione (23.600 euro all'anno) le spese dei lavori di ristrutturazione, e il Comune l'avrebbe ceduta per 15 anni, mentre di norma la concessione non dovrebbe superare i nove. Neppure questo è bastato a convincere le associazioni bolognesi. E dire che la vecchia cabina Enel ha ancora i suoi ammiratori. Al parco, un anziano signore la indica col bastone. «E' la cabina della luce. Certo che funziona, illumina mezza città».