NEI costi complessivi dell'operazione - 110 milioni rientrano anche i due non previsti, che saranno spesi per la sistemazione dei reperti: verranno "scontati" dagli oneri di urbanizzazione dovuti al Comune. Il progetto sarà completato nel settembre 2016, quando 500 persone trasferiranno lì i loro uffici. Per quella data si potranno visitare i resti dell'antica cattedrale, attraverso un percorso dotato di pannelli e sussidi didattici, al quale si accederà tra corso Palermo e via Ancona. Una vetrata a livello della strada permetterà ai passanti la visione di quello che resta dell'antica basilica. L'iniziativa è frutto di un accordo firmato di recente tra l'azienda, la Città, la Direzione regionale per i beni culturali e la Soprintendenza ai beni archeologici, presentato ieri mattina a Palazzo Chiablese alla presenza di Paolo Corradini, responsabile per il progetto Nuova Sede Lavazza, dall'assessore all'Urbanistica Stefano Lo Russo, dal "padrone di casa" Mario Turetta e dalla soprintendente Egle Micheletto. «Realizzeremo una copertura in acciaio per i reperti, per potere poi avviare un restauro - ha detto Corradini - Ci tengo a dire che il nostro progetto è stato approvato in 24 ore dalla soprintendenza, mentre in soli tre mesi si è trovata una soluzione». «È stato un progetto condiviso, non un compromesso - ha aggiunto Micheletto - sul piano archeologico Torino è più ricca di quanto si pensi. Questa scoperta arricchisce la topografia cristiana torinese, si affianca al complesso paleocristiano sotto il Duomo e al cimitero suburbano nell'area della Cittadella, dove si collocava una basilica del V secolo ». Il ritrovamento dei resti, con l'apertura al pubblico, si inserisce nel più ampio progetto per il nuovo Centro Direzionale Lavazza, che , oltre a prevedere un edificio di sicuro interesse architettonico, si propone come spazio urbano aperto, con una piazza verde, aree comuni e un perimetro di spazi pedonali intorno all'edificio completamente rinnovati, dai marciapiedi all'illuminazione pubblica. «Il ritrovamento archeologico emerso durante i lavori è una straordinaria opportunità per Torino di rivalutazione del proprio patrimonio culturale e contribuisce a rendere l'intera riqualificazione dell'area ancora più importante» ha detto l'assessore Lo Russo. I reperti che si potranno visitare appartengono a una necropoli del IV secolo, in cui si sviluppò in seguito un complesso cimiteriale paleocristiano, con una chiesa funeraria di ampie dimensioni, a navata unica e abside semicircolare.