LA PICCOLA serra voluta a Palermo da Luigi Filippo d'Orleans, durante una visita in Sicilia prima che diventasse re di Francia, tornerà all'antica bellezza. Sono stati rimossi i materiali elettronici di scarto che infestavano il bene storico, insomma la discarica che sorgeva dentro l'Università, nei giardini della facoltà di Agraria, è stata eliminata. E un gruppo di esperti sta già ripulendo le pareti affrescate nel 1814 da Giuseppe Di Lauro. Dopo l'esposto presentato in procura e al Nucleo tutela patrimonio artistico dei vigili urbani da parte di associazioni ambientaliste (Pro loco Nostra Donna del Rotolo, Salvare Palermo, Mirto verde, Wwf Palermo) che denunciavano lo scempio della serra di pertinenza oggi del dipartimento di Scienze Agrarie e forestali (fossa della Garofala) e il suo utilizzo come discarica abusiva di rifiuti speciali, il rettore dell'Ateneo, Roberto Lagalla, ha avviato l'iter per il restauro. I primi sopralluoghi sono stati effettuati in questi giorni, sotto la guida di Eugenio Caponetti, dopo la bonifica del sito, occupato da tempo da una catasta di computer, tastiere, toner e stampanti in disuso e ammassati sugli affreschi ottocenteschi. Con il serio rischio di compromettere il bene di importanza storica, unica traccia del passaggio di Luigi Filippo d'Orleans in Sicilia. I rifiuti speciali, infatti, invece di essere smaltiti in base alle procedure previste dalla legge, come reso noto da Repubblica, giacevano da tempo nella serra. Già in passato le associazioni avevano denunciato la situazione di degrado. Dalla relazione dei tecnici emergono alcune criticità, ma anche la certezza che il sito potrà essere recuperato con un lavoro di circa tre mesi e restituito così alla città. Gli affreschi, infatti, presentano «un discreto stato di conservazione, ad eccezione di alcune piccole porzioni ben definite». «L'indagine diagnostica che ho disposto dice Lagalla è propedeutica al restauro del sito, d'intesa con la Soprintendenza. Sul materiale indecorosamente scaricato all'interno della serra storica abbiamo aperto un'indagine interna, ma la questione adesso è restituire in modo permanente il parco della Garofala alla cittadella universitaria e alla città. In passato abbiamo aperto quello spazio al pubblico per la manifestazione "Le vie dei tesori". E, nell'attesa del restauro, contiamo di mostrarlo nuovamente ai cittadini nella prossima edizione della manifestazione, a ottobre». Con apparecchiature molto sofisticate, il gruppo di Caponetti, in collaborazione con Stefano Ridolfi della Ars Mensurae, ha esaminato una porzione-campione delle superfici pittoriche che rappresenta un tempio greco su uno sfondo campestre di rara bellezza. I colori in origine molto vivi come si legge nella relazione «appaiono oggi leggermente sbiancati per le abrasioni superficiali». Le stuccature, invece, «presentano distacchi lungo i margini e numerose lacune concentrate soprattutto lungo la fascia inferiore delle superfici decorate». «Siamo molto soddisfatti di questo primo risultato dicono le associazioni che hanno denunciato il degrado della fossa della Garofala Era questo lo scopo del nostro esposto. Riuscire non solo a bonificare l'area, ma a valorizzarla come è giusto che sia per un bene storico ».