IL MONDO mediceo diventa profumo. Limone e arancio amaro. Petali di rose e fiori di pesco. Cannella. Cipresso e cedro del Libano. E' la «piramide olfattiva» dell'eau de toilette commissionata dalla Soprintendenza e che la casa editrice Sillabe distribuisce da oggi in tutti gli shop del Polo Museale, ad un anno di distanza dalla proclamazione - da parte dell'Unesco - di ville e giardini medicei toscani quali patrimonio dell'umanità. Si chiama Giardini del Granduca, il bouquet sintetizza i profumi che contraddistinguono gli Eden a portata di mano: da Boboli a Poggio a Caiano, dalla Petraia a Cerreto Guidi. Per la soprintendente Cristina Acidini, fautrice dell'esperimento, indossare questo mix di essenze è qualcosa di più che un gesto estetico: è un tuffo nella storia, è «entrare in contatto diretto con la memoria della dinastia dei Medici e soprattutto con il loro magnifico lascito nel campo dell'arte dei giardini». Un omaggio, insomma, alla passione botanica della famiglia fiorentina, alla dedizione alle erbe officinali, alle spezie, coltivate in giardini di ardita concezione che furono luogo di ricerca e sperimentazione. Come Grenouille, avventuroso «naso»raccontatodaSusskindnelromanzo Il profu-mo, è ossessionato dalla possibilità di sintetizzare il perfetto odore umano, così Simonetta Giurlani Pardini, lucchese, naturopata e storica del profumo, chiude in flacone la fragranza dei luoghi storici. E' lei la progettatrice dell'eau de toilette medicea: «Un profumo non è solo storia olfattiva e piacere che fa scattare un'identificazione - spiega - ma è anche un ponte che ci conduce oltre le apparenze, la razionalità; non c'è bisogno di scomodare Proust o le neuroscienze per ricordare che l'olfatto è il senso del ricordo, capace di catturare l'anima segreta delle cose. Anche di un luogo. Il mio lavoro è dunque cercare di coglierla e raccontarla: uno scrittore lo farebbe con le parole, io lo faccio con le essenze». Narrazioni olfattive. Così Giurlani Pardini definisce i suoi bouquet, «prima studio un luogo, lo visito, ne approfondisco la storia. Poi butto giù una vera e propria trama tra razionalità e cuore, mettendo in rapporto passato e presente. La parte pratica è affidata ad un profumiere». I Giardini del Granduca, ad esempio, è nato «percorrendo in lungo e in largo Boboli, interrogando i giardinieri, individuandone le componenti aromatiche più nascoste». Il risultato è un percorso storico «che parte dai fiori di pesco chiamati a evocare l'orto urbano, origine del giardino, passando poi alla cannella che cita la grande passione di Cosimo I per le piante medicamentose e le spezie, all'ambra che fu una grande passione di Eleonora di Toledo, agli alberi testimoni del passato e del presente ma anche i muschi che evocano le zone d'ombra. E poi gli agrumi, piante adorate dai Medici, tra i primi a praticare la coltivazione ornamentale». Un lavoro, sottolinea Giurlani Pardini, «dove il rigore storico-scientifico è fondamentale, ma anche l'istinto. Per riuscire a capire bene quali siano le proprietà psicologiche di un profumo, mi sono diplomata in naturopatia: così ho approfondito il rapporto tra erbe e psiche. Ma ho anche consultato studi alchemici». La sua impresa impossibile? Sintetizzare il profumo della sua città, a cui ha dedicato un'intera linea, Segreti di Lucca: «L'ho identificato nell'incenso, predominante a settembre, quando si celebra la festa di Santa Croce e dalle 100 chiese si diffonde l'odore stordente». E' finita in boccetta Elisa Baciocchi. E anche Puccini: «Note sensuali come la sua natura, vaniglia e mimosa che ricordano le eroine divertenti e frivole come Musetta o ingenue e forti come Mimì. E un po' d'oriente, in ricordo di Butterfly e Tu-randot ».