LA RESA di via San Luca è scritta a pennarello, su una fila di cartelli bianchi tutti uguali: "Affittasi". Una capitolazione dopo l'altra, in crescendo, di serranda in serranda fino a piazza Fossatello. A cominciare dalla storica Profumeria Chiesa, al 47 e al 49 rosso, chiusa a marzo e ora sede di un negozio bengalese di cover di cellulari e collanine. Al civico 82 sta per cessare le attività Roky, abbigliamento, che in questi giorni vende tutto a prezzi stracciati: sarà sostituito da un negozio di souvenir. Al 97 vendevano vestiti: adesso c'è la scritta "Affittasi locale di 100 metri quadri". Saracinesca giù all'orologeria Carter di piazza Fossatello, trasferita in zona via Venti Settembre. E anche il negozio cinese di via di Fossatello 28-32 ha le vetrine vuote, attraverso le inferriate si vedono scope e scaffali. Mentre un nuovo megastore cinese a marchio Cvg gemello di quello di via San Vincenzo ha aperto da un paio di settimane: su due livelli, al 21 rosso di piazza Banchi, negli spazi della ex Banca Commerciale Italiana. Uno stillicidio lento e continuo, che rischia di desertificare il centro storico e le vie che in passato erano il fiore all'occhiello dello shopping. "Gli ultimi tre mesi sono stati uno sfracello denuncia Roberto Pinto, presidente del Civ Lomellini i negozi chiudono perché le spese sono più delle entrate, il caro affitti diventa insostenibile. E il centro storico, così, viene lasciato all'abbandono". Il problema è che la soluzione è ancora congelata: il progetto dei patti d'area tra Comune, Confesercenti, Camera di Commercio e Civ, che individuava le aree più in sofferenza dove applicare canoni d'affitto agevolato e un controllo sulle nuove attività per evitare un Far West di Phone Center e negozi etnici, al momento è fermo. "Il primo sarà a Prè spiega Andrea Dameri di Confesercenti ma il problema sono i via libera definitivi della Sovrintendenza. C'è da sbloccare la burocrazia, insomma". E dunque, nell'attesa, Confesercenti ha inviato al Comune una lettera in tre punti: "Proposte contro il caro affitti". Primo: un canone commerciale concordato, ovvero uno sconto fiscale a fronte dell'applicazione di canoni calmierati, così come sono previsti oggi per il canone abitativo concordato. Secondo: un tavolo di coordinamento tra enti locali, amministrazione e le partecipate che si occupano di gestione del patrimonio immobiliare, ma anche di soggetti come la Curia. Terzo: creare un'agenzia per censire e mettere a disposizione i negozi vuoti e farli rivivere come Temporary Shop. L'idea è di due studentesse di Architettura, Gloria Derba e Valentina Calcidese, che ci hanno fatto la tesi di Laurea: secondo questo progetto, gli operatori interessati potranno testare i loro prodotti e nel frattempo tenere viva la zona e farsi pubblicità. "Per ora non abbiamo avuto risposte da Tursi spiega Andrea Dameri eppure, anche se l'emorragia della crisi è rallentata, il saldo è ancora negativo: chiudono due imprese al giorno". Dall'inizio dell'anno al 30 giugno, la Liguria ha perso 391 esercizi di vicinato (ad aprile si era già a 312) e più di 180 tra bar e ristoranti, dei quali i 135 mancavano all'appello già aprile. Solo a Genova, dall'inizio dell'anno, hanno chiuso 201 imprese. Una al giorno.