Una crescita consistente del numero assoluto dei visitatori (200 mila), degli incassi (700mila euro) e degli ingressi gratuiti (100 mila). Sono i dati provvisori diffusi dal Mibact relativi al primo mese di applicazione della rivoluzione del piano tariffario e degli orari d'apertura dei musei introdotta dal ministro Dario Franceschini. «Questi numeri - commenta in una nota il titolare del dicastero di via del Collegio Romano - confermano che gli interventi del Governo sul sistema museale italiano vanno nella giusta direzione». In generale, per i musei statali i dati di luglio sono tutti in positivo con un incremento di visitatori (più 10,7) e di incassi (10,6) e una crescita del 7,6 degli ingressi gratuiti,oltre 150 mila dei quali concentrati nella prima domenica gratis lanciata dal decreto Franceschini. Per un totale di 12,1 milioni di euro di incassi contro gli 11,4 milioni del luglio 2013. Certo, si tratta di dati ancora non definitivi, calcolati su 252 dei circa 420 musei, monumenti e luoghi della cultura di proprietà dello Stato, ma nella lista riportata dall'Ufficio statistica del Mibact sono comprese praticamente tutte le realtà più significative. Il primo test per la rivoluzione di orari e tariffe introdotta da Franceschini, insomma, sembra aver funzionato. E il ministro lo sottolinea, parlando soddisfatto di una «tendenza estremamente positiva che va oltre le nostre aspettative». Fra i supertop, il Colosseo (che ha registrato un aumento del 6,9 di visitatori, e un più 1,8 incassi). Ma il dato più interessante sembra proprio la crescita dei visitatori nelle realtà meno celebrate, come gli scavi di Ostia Antica, che hanno messo a segno una crescita del 23,4 di pubblico e del 27,5 di incassi. Soddisfacenti, infine, anche i dati delle aperture serali del venerdì, dove gli ingressi - riferiscono dal ministero - sarebbero aumentati del 20 a ogni appuntamento. Domani, prima domenica di agosto, si ricomincia. Franceschini è ottimista: «Sono sicuro - conclude il ministro - che le presenze confermeranno questa tendenza».