Mia nonna abitava nella Casina dell'Orologio su Piazza di Siena. Si è sposata con mio nonno nella chiesetta della Casina di Raffaello, dall'altro lato della piazza. E io, fin da piccolissimo, ho frequentato Villa Borghese e il Giardino del Lago. Credo che questi precedenti mi autorizzino, dopo una mia successiva passeggiata in loco, a parlare del degrado in cui versano Ville, giardini e parchi romani. Se chiedete a chiunque quale sia a suo parere il vero «salotto buono» di Roma, vi risponderà Villa Borghese e soprattutto il suo stupendo Giardino del Lago. Questo perché, a differenza di altre storiche Ville romane, è adiacente ai quartieri turisticamente più noti e famosi e a due passi da monumenti come la scalinata di Piazza di Spagna, la Fontana di Trevi, Piazza del Popolo e altre Grandi bellezze. Bene: una metropoli doviziosa che vanta una densità di auto pari a 700 ogni 1000 abitanti, che ha speso miliardi per un'inutile e fallimentare nuova Fiera Campionaria, che sta pagando prezzi spaventosi per un altro Centro Congressi all'Eur e opinabili ponti sul Tevere, lascia in abbandono il suo «salotto buono». A parte il risanamento del laghetto, oggi popolato da strane papere, meditabondi gabbiani ed esotiche testuggini, il resto fa vergogna. Scomparso il cinghiale di pietra seduto vicino all' ingresso dell' Arco di Settimio Severo, sparite molte fontane marmoree, le poche rimaste ridotte a ricettacolo di rifiuti, semidistrutte o vandalizzate come la deliziosa Fonte Gaia, dove al bambino sorretto da due satiri di bronzo è stata strappata la testa. Come senza testa sono rimaste le statue sul viale Canonica, rubate, secondo le confessioni, dai terroristi che le definivano «capozzelle» e le usavano per finanziarsi. Le siepi sono massacrate e il simpatico canaletto rivestito di mattoni che attraversava il parco e portava acqua corrente al lago per la gioia di noi bambini, è oggi arido, polveroso e causa d'inciampi. Se a Villa Borghese piccole isole di civiltà resistono nei Giardini Segreti lungo il Viale dell'Uccelliera, basta affacciarsi sui piccoli giardini all'italiana di Piazzale Firdusi vicino all'ingresso della Villa. Scomparse le due statue che le ornavano, in frantumi i balaustri cementizi che li delimitano, sparita (in restauro da anni), la statua di Esculapio sulla bella Fontana del Fiocco sul Viale Washington. Nella Valle dei Cani, sopravvivono ai rifiuti i seicenteschi platani dal Cardinale Scipione, non recintati. In questo quadro minacciato dalla fine degli appalti per la manutenzione è confortante quanto succede a Villa Balestra. Sospese per carenza di fondi l'irrigazione e le periodiche tosature dell'erba, le frequenti piogge delle ultime settimane hanno portato un tripudio di fiori spontanei. Oltre alle malve rosate, alle erbe viperine violette e ai tarassachi giallo oro, sono comparse le azzurre corolle delle cicorie selvatiche e quelle bianche dei convolvoli e farfalle, api e bombi ne godono. Sulle siepi di alloro non più ripulite dai rovi, le capinere piluccano le more che stanno maturando.