Manica più larga anche nella «zona rossa» La Regione riapre i termini per presentare le domande di condono in base alle sanatorie del 1985 e del 1994. Le istanze per gli abusi commessi entro il 1994 potranno essere inoltrate fino al 31 dicembre 2015. Il provvedimento è stato approvato ieri in consiglio, nel collegato alla Finanziaria blindato dalla fiducia. Nella stessa scia, si restringe l'area tutelata dal Put e si elimina l'inedificabilità assoluta in zona rossa. Il collegato è stato approvato con 36 voti. Il Pd ha abbandonato l'aula al momento del voto. «Mercato delle vacche», protesta l'opposizione, che stigmatizza, oltre alle norme urbanistiche ed ambientali, una serie di norme. Per esempio, l'assegnazione di 50.000 euro alle società in house senza obbligo di rendicontazione e l'incandidabilità dei sindaci alle prossime regionali. Regione, bastano 36 voti per approvare il condono L'opposizione abbandona i lavori del Consiglio NAPOLI Condono doveva essere e tale è stato, a colpi di fiducia. Con il collegato alla Finanziaria approvato ieri dalla maggioranza, Caldoro e la sua giunta riaprono i termini per chiedere la sanatoria in base ai colpi di spugna sul cemento illegale che furono varati nel 1985 e nel 1994. I campani potranno presentare istanza di accedere al beneficio fino al 31 dicembre 2015, per illeciti che dovranno dimostrare di aver compiuto entro il 1994. Il termine precedente, ampiamente scaduto, era dicembre 2006. L'exploit guadagna alla maggioranza il consenso degli abusivisti, sempre prezioso in previsione dell'imminente campagna elettorale, e frutta al presidente della giunta, Caldoro, una ironica cazzuola donatagli platealmente in aula dal consigliere di opposizione Corrado Gabriele. Nella medesima scia, il collegato scorpora dalla tutela del piano urbanistico territoriale della costiera sorrentino amalfitana alcuni territori della fascia dei Monti Lattari ed elimina il vincolo di inedificabilità assoluta nelle aree della zona rossa del Vesuvio. Provvedimenti, questi ultimi, che erano contenuti nel disegno di legge Taglialatela, contro il quale si erano mobilitati intellettuali del calibro di Settis ed Asor Rosa e rispetto al quale, per due anni, il centro sinistra aveva svolto una efficace azione di sbarramento. In particolare, nell'area a rischio vulcanico saranno ammessi interventi definiti di ristrutturazione, riqualificazione ed adeguamento al rischio sismico. Necessari, secondo la maggioranza, a migliorare la vita di chi abita alle pendici del vulcano. In contrasto, obietta l'opposizione, col principio, sancito anni fa da una legge regionale, di favorire l'esodo della popolazione dalle zone a rischio vulcanico. Altro tema scottante del collegato approvato ieri: l'acqua. La giunta estrae dal cilindro una struttura di missione che, di fatto, esautora il ciclo integrato che fa capo all'assessorato all'Ambiente, dalla gestione di problematiche importanti. Per esempio, del contenzioso in atto con Acqua Campania, partecipata tra l'altro dal gruppo Caltagirone. Romano sfoga il suo malumore sussurrando fuori dall'aula al capogruppo del Pd Lello Topo, autore di un intervento molto critico sul collegato: "Intelligenti pauca". Sulla gestione della risorsa idrica si appuntano anche le critiche di Carlo Aveta(La Destra):«Il comma 88 prevede che la Regione individui 10 soggetti che gestiranno il servizio. Senza gara e senza evidenza pubblica. E' illecito». Ancora, si prevede la destinazione di 50.000 euro a fondo perduto per le società in house della Regione. Una norma ad hoc garantisce il diritto ad una farmacia di spostarsi di cento metri e di entrare nel perimetro di un'altra farmacia. E' istituita l'unità operativo dirigenziale del Genio Civile ad Ariano Irpino, con relativa nomina di un nuovo dirigente. «Il mercato delle vacche», ha ironizzato Antonio Marciano(Pd). Non basta:assunzioni in arrivo per Soresa, "sulla base del fabbisogno", e per l'Arpac, che potrà bandire un nuovo concorso. Entrano nel calderone anche i parcheggi pertinenziali, che potranno essere svincolati dalle abitazioni di riferimento e venduti separatamente, e la norma elettorale che preclude ai sindaci in carica di candidarsi a consiglieri e presidenti della giunta. Un provvedimento ad hoc contro il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, secondo le opposizioni, ma non secondo Caldoro, che ieri ha tenuto a sottolinearlo. Non meno discussa l'introduzione della retroattività della remunerazioni per gli incarichi di amministratori delle società controllate dalla Regione conferiti nel 2013. Si vota in serata. L'opposizione abbandona l'aula. Il collegato passa con 36 voti a favore e l'astensione di Colasanto(Forza Italia). Il Pd esce dall'aula ed annuncia che chiederà al Governo di impugnare il provvedimento innanzi alla Corte Costituzionale.