A Largo Torre Argentina fu ucciso Giulio Cesare nel 44 a.C. Quelle rovine risalenti al 241 a.C. sono ora ignorate da tutti Largo di Torre Argentina è il luogo dell'assassinio di Cesare, ma in molti, tra romani e turisti, non lo sanno. Un'area dal valore storico importantissimo, eppure non valorizzata, anzi, preda del degrado, dei barboni, dei vu' cumprà e di una caratteristica colonia di gatti di cui dal 1993 si prende cura un'associazione culturale. Non sono mai abbastanza numerose le polemiche sulla sistemazione urbanistica di questo sito, che a tutt'oggi non offre promozione culturale ma solo incuria. Eppure, Largo di Torre Argentina è stato teatro di un fondamentale avvenimento della storia antica: l'assassinio di Giulio Cesare. C'è però chi (una misteriosa signora) ogni anno, alle Idi di Marzo, si reca ancora a deporre una rosa vicino al luogo del celebre delitto. Anche se la tomba di Giulio Cesare e il Tempio del Divo Giulio si trovano nel Foro Romano, l'omicidio è avvenuto nella zona di Largo di Torre Argentina, in una sede secondaria del Senato romano, presso la Curia del Teatro di Pompeo. Oggi, un accadimento così importante per la storia dell'umanità è praticamente ignorato da romani, residenti della zona, istituzioni, scuole e stranieri che si ritrovano casualmente in quei luoghi: e chi sa della loro importanza resta annichilito, smarrito o depresso di fronte a tanta inutile, illogica incuria. Persino dai romani Largo di Torre Argentina non è considerato simbolo davvero rappresentativo della città, nonostante ospiti uno dei complessi archeologici più antichi della Capitale. Qui, infatti, nel 1926 sono stati riportati alla luce i resti di quattro templi di età repubblicana: ma chi si gode davvero l'Area Sacra è la numerosa e vecchia colonia felina curata da un gruppo di occupanti, già attacati nel passato dalle autorità comunali e dagli archeologi che volevano far chiudere il rifugio che tuttora esiste. Chiunque abbia avuto l'opportunità di viaggiare, in Europa o in Usa, ha senz'altro testimoniato come qualsiasi spazio sia diventato ormai un museo costoso soprattutto per i biglietti, anche quando non offre visite in luoghi di pregiata antichità. Eppure, la Roma attanagliata dalla spending review, dalle tasse e dalle (spesso improprie) richieste di denaro da parte di Equitalia, rimane accecata e paralizzata nella sua possibilità di ricavare soldi, arte e cultura, da un sito tanto importante. Dove sono quei privati che il ministro Franceschini ha tanto invocato affinché adottino un monumento? Ebbene, è ora che si facciano avanti! Il nome della piazza si riferisce alla Torre Argentina, così chiamata da Johannes Burckardt (1445 circa - 1506, italianizzato in Burcardo), che dal 1483 fu maestro di cerimonie di ben cinque papi (Sisto IV, Innocenzo VIII, Alessandro VI Borgia, Pio III e Giulio II). L'alto prelato, che era nato a Strasburgo (Argentoratum in latino) e perciò amava firmarsi Argentinus, aveva acquistato un terreno nella zona, sui resti del Teatro di Pompeo, e, demolite le preesistenze medioevali, vi aveva fatto costruire il proprio palazzo, detto appunto Casa del Burcardo, in via del Sudario 44, là dove sorge ora il Museo e la Biblioteca teatrale, anche sede della Siae. Dopo il 1730 la proprietà fu parzialmente utilizzata per la costruzione del Teatro Argentina (perpetuando nel tempo la vocazione "teatrale" della zona) e la Torre, mozzata nell'800 e poi incorporata in una sopraelevazione, è ormai irriconoscibile, ma ha lasciato il nome alla piazza. La Torre che sorge nel Largo Argentina è quella del Papito, di epoca medievale, che però non ha niente a che vedere con la "Torre Argentina". Nel 1909 si vollero ricostruire alcune parti della Capitale del nuovo Regno d'Italia, tra cui la zona di Torre Argentina. I piani prevedevano l'inclusione della Torre del Papito e dei resti di un tempio nei nuovi edifici che si sarebbero dovuti costruire nella zona, dopo aver demolito le costruzioni esistenti. A seguito di questi lavori, tra cui la demolizione della chiesa di San Nicola dei Cesarini, furono ritrovati i resti marmorei di una statua colossale; da questi ritrovamenti presero le mosse approfonditi scavi archeologici che portarono alla luce un'Area Sacra, risalente all'epoca repubblicana. La destinazione della zona ad area archeologica fu in dubbio finché si decise, per intervento diretto di Benito Mussolini, di sistemare l'area per costituire il cosiddetto Foro Argentina, inaugurato dal Duce nell'aprile del 1929. Il complesso archeologico noto come "Area Sacra" venne infatti scoperto durante dei lavori edilizi del 1926 e scavato fino al 1928, con più riprese fino almeno agli Anni Settanta. Nella zona sono stati ritrovati i resti di quattro templi, che rappresentano il complesso più importante di edifici sacri d'età repubblicana media e tarda. La zona è stata identificata grazie alla presenza del Porticus Minucia Vetus, edificata nel 106 a.C. da Marco Minucio Rufo per il trionfo sugli Scordisci. Il Porticus è riconoscibile nei colonnati sul lato nord est della piazza, che non vennero mai rifatti in epoca imperiale. I resti dei quattro templi sono designati con le lettere A, B, C e D (da quello più a nord a quello più a sud) in quanto non è determinato con certezza a chi fossero dedicati, e sorgono davanti ad una strada pavimentata, ricostruita in epoca imperiale dopo l'incendio dell'80, poco dopo l'ampliamento del Porticus Minucia (Frumentaria), che arrivò a inglobare tutta l'area. Non è semplice identificare i passaggi che dal IV secolo portano ai giorni di Giulio Cesare ed Augusto, a cavallo del passaggio nell'era volgare. Al centro dell'area si erge il tempio più conservato, a pianta rotonda, del II secolo a.C., dedicato alla Fortuna Huiusce Diei. Ai suoi due lati altri due templi di epoca precedente: quello (forse) di Giuturna, fatto costruire dopo la vittoria dei Romani contro Falerii nel 241 a.C. e, l'altro, dedicato a Feronia, il più antico dei quattro che risale al IV o III secolo a.C., celebra l'antica dea italica della fertilità protettrice dei boschi e delle messi. Proprio lì, in quelle aree, Giulio Cesare è morto, nel cuore di Roma antica. Dove, per la precisione, è difficile stabilirlo anche se gli ultimi scavi archeologici indicherebbero come luogo del decesso Largo Argentina. Di sicuro, lo scranno su cui era seduto in quelle Idi di Marzo del 44 a.C. non è stato ancora trovato, come è sicuro che questa area è la più importante di tutta la Roma repubblicana. A sorvegliare il luogo si erge ora la torre medievale che dà nome allo slargo: è chiusa, c'è il progetto di aprirla e farla diventare il centro visitatori. Quando? Nihil morte certium, direbbero i latini, ma quel che è certo appare agli occhi di tutti: tra muri e colonne dell'angusto luogo dove scorrazzano i meravigliosi gatti romani di ogni età e colore, non c'è traccia di visitatori, né di guide che indichino l'importanza del sito.
Il Tempo
1 Agosto 2014
ROMA-Il degrado contagia l'Area Sacra
DI
Dina D'Isa
Il Tempo
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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