A Petralia Soprana conclusa la seconda campagna di scavi a cura di studenti volontari dell'Università di Palermo. Trovati strumenti per la cura del corpo, lo scheletro di un «portatore di pesi», tracce di un colonnato e monete Petralia Soprana. Confermate le grandi potenzialità del sito archeologico di «Santa Marina». I risultati a conclusione della seconda campagna di scavi, promossa dalla soprintendenzA di Palermo ed eseguita dagli studenti dell'Università di Palermo in collaborazione con l'associazione culturale «Gaetano Messineo», sono sbalorditivi. Curioso il ritrovamento di una pinzetta in bronzo per il culto del corpo conservata sotto un cumulo di tegole crollate, di parti di mandibole e di crani e un'altra tomba in fossa terragna da cui è venuto alla luce uno scheletro. Sono stati trovati anche dei dischi fittili che fanno ipotizzare la presenza di un colonnato. E' stata rinvenuta una moneta e pochissima ceramica in quello che certamente è un insediamento rurale di età imperiale, forse una villa ma anche una fattoria. Già lo scorso anno era stata trovata una sepoltura e l'esame delle ossa ha chiarito che si trattava di un uomo di circa 3540 anni di struttura robusta la cui attività probabilmente era di spostare grandi pesi. Il buon livello di conservazione delle strutture antiche fa pensare al professore Aurelio Burgio dell'Università di Palermo che continuando le ricerche si troveranno reperti ancora più importanti. Non a caso, l'archeologo di Petralia Soprana Gaetano Messineo aveva deciso di scavare in questo sito che per i risultati ottenuti in poco tempo potrebbe essere collocato tra i più importanti delle Madonie. Per la conclusione dei lavori a «Santa Marina» sono arrivati Rosa Maria Cucco dell'Unità Operativa 5 della soprintendenzA di Palermo, i professori dell'Università di Palermo che hanno guidato i giovani studenti nello scavo (Oscar Belvedere e Aurelio Burgio), il sindaco di Petralia Soprana Pietro Macaluso e il presidente dell'associazione «Gaetano Messineo» Elena Epifani Vanni. Presente anche Ernesto Messineo, fratello del compianto Gaetano. Riguardo all'attività della Soprintentenza la dottoressa Cucco ha evidenziato il grande potenziale archeologico che hanno le Madonie e l'interesse che la Soprintentenza ha per questo territorio, come dimostrano le convenzioni stipulate con i Comuni per la ricerca archeologica e non solo. Un esempio potrebbe essere la collaborazione con il Comune di Petralia Soprana, oltre che per gli scavi, anche per la realizzazione di un museo civico con all'interno una sezione archeologica dedicata ai reperti di «Santa Marina». Riguardo all'insediamento, la dottoressa Cucco ha evidenziato che «si colloca tra il III secolo a. C. e il V sec. d. C. offrendo anche riferimenti fino all'età medioevale». Un insediamento che è da collegare a quello scoperto negli anni passati in contrada «Muratore» a Castellana Sicula e tra quelli che hanno contribuito, con la sua produzione cerealicola, a rifornire Roma Imperiale di frumento, confermando il ruolo delle alte Madonie, come testimonia Cicerone nelle «Verrine», quale granaio di Roma. Il rifornimento della capitale dell'impero partiva, probabilmente, dal porto di Termini Imerese (Himera) collegato agli insediamenti madoniti da un'antica strada romana che verosimilmente è stata ricalcata dall'attuale statale 120. L'indagine nel sito di «Santa Marina», seguita dai professori dell'Università di Palermo Oscar Belvedere e Aurelio Burgio ma anche dall'archeologo romano Dario Scarpati, è proseguita allargando l'area di scavo iniziale portando alla luce parti di muri che continuano a monte del sito e dimostrano la presenza di ambienti che sono stati coperti da detriti derivanti da vari crolli e dal riutilizzo con funzioni diverse della struttura. Già lo scorso anno erano stati individuati vari strati di bruciato che testimoniano la distruzione dell'insediamento probabilmente avvenuta in due fasi, mentre la ceramica e le tegole ritrovate evidenziano una certa attività all'inizio del primo secolo d. C.. Questi indizi fanno supporre ai professori Belvedere e Burgio che la residenza abbia avuto anche un uso secondario e probabilmente è stata poi abbandonata. Tra le ipotesi vi è anche quella che vuole, come testimoniato dal nome della contrada, «Santa Marina», sede di una chiesa rurale di età paleocristiana. Le testimonianze collocano certamente il sito nell'età imperiale. Tante quindi le possibili funzioni di questo insediamento che per essere portato alla luce in modo chiaro necessita di almeno altri quattro anni di lavoro volontario degli studenti dell'Università di Palermo. 31072014