LE VOCI dei poeti, che osservarono con apprensione e dolore la distruzione dei ponti di Firenze quel tragico 3 agosto 1944 quanto la città tremò sotto la morsa tedesca: dalle due del pomeriggio a tutti i cittadini fu vietato di uscire dalle proprie case mentre i carri armati sorvegliavano le strade e i soldati saccheggiavano case, negozi, sparavano a chiunque si affacciasse alle finestre. Le voci dei partigiani delle Brigate Rosselli e Lanciotto, che quel giorno fecero di tutto per arginare lo scempio, molti andando incontro alla morte. Le voci del popolo stravolto dal terrore. A settant'anni esatti da quel giorno tragico, domenica 3 agosto il piazzale della Meridiana al giardino di Boboli ospita l'evento "La notte della memoria" (ore 21, ingresso libero, si accede dal cortile di Palazzo Pitti):lospettacolo Agosto ' 4-4. La not-te dei ponti di Ugo Chiti, con gli attori dell'Arca Azzurra Teatro, s'intreccia a letture, testimonianze fotografiche e filmiche di quei giorni, alcune inedite, come le immagini del documentario Via dei Pecori 6, in cui alcuni ebrei nascosti nel palazzo ripresero l'esplosione dei ponti. E' un tuffo nella propria memoria, per Palazzo Pitti, «che fu casa d'accoglienza, rifugio per gli sfollati, alcuni illustri come Roberto Longhi e Anna Banti, Enzo Faraoni con la moglie Diadora Barandino. C'era anche Ugo Procacci le cui memorie di quel giorno sono istruttive tanto quanto quelle del tenente Hart, storico dell'arte che militava nelle forze alleate spiega Cristina Acidini: la soprintendenza organizza la serata - Procacci racconta di quando attraversava forsennatamente i corridoi del palazzo per sapere il destino del ponte Santa Trinita, che crollò al terzo tentativo di distruzione da parte dei tedeschi. "Nonostante tutto, il vecchio gigante ha resistito", scrisse». Quel 3 agosto fu uno degli episodi «in cui, a Firenze, la violenza della storia si incontrò con l'arte - ricorda Matteo Luca Ceriana, direttore di Boboli - e l'arte ha salvato la vita, perché Palazzo Pitti fu giudicato inattaccabile. Lo ricorderemo con un evento che inizierà con la lettura di pagine della Banti per estendersi poi alla lettura di altre testimonianze in un percorso che andrà dal singolo alla collettività». Dopo, Firenze visse un secondo Rinascimento: «Le immagini del documentario Dov'era e com'era di Riccardo Melani e Bernardo Seeber sulla ricostruzione di ponte Santa Trinita, girate tra il 1955 e il 1958, raccontano quanto i fiorentini volessero dimostrare che la rinascita era possibile - spiega Diana Marta Toccafondi, soprintendente archivistica per la Toscana - dando vita a un nuovo monumento nella massima fedeltà, rispettando i disegni di Ammannati e Michelangelo, cavando le pietre di Boboli, grande protagonista di questa storia, con il concorso di scalpellini, maestri d'ascia, dell'artigianato fiorentino». E il popolo è protagonista del testo di Chiti per voce di Gina, «che vive nell'emergenza quei giorni, a cominciare dalla luce staccata, senza candele e con la paura mortale del buio» spiega l'attore Massimo Salvianti.