A DIFFERENZA delle medie e grandi città europee e italiane, a Napoli non si parla più di urbanistica. Non appare più necessario. Nemmeno in Campania. Dopo aver emanato alcune leggi lascive che consentono di fare un po' di tutto senza tener conto dei piani urbanistici, la Regione ha fatto finta di voler approvare un Piano Paesistico, ma poi tutto si è fermato, perché evidentemente è meglio sguazzare in un sistema deregolato che avere norme da rispettare. In più, nell'ultimo "collegato" al bilancio regionale, in approvazione in queste ore, il centrodestra sta tentando di ficcare il solito condono edilizio. Così come tutte le varianti e modifiche annunciate dal Comune di Napoli (solita Bagnoli, Centro Storico, area Est) sono tutte rigorosamente ferme. L'urbanistica, insomma, già messa a dura prova nei decenni passati da una classe politica che mal la sopportava, è stata definitivamente declassata a ornamento da campagna elettorale e depennata dall'agenda vera. Le conseguenze sono che per Napoli e buona parte del territorio regionale regna un'assenza di regole e di controllo che sta definitivamente manomettendo i paesaggi, sia quelli di pregio, sia quelli ordinari ma comunque meritevoli di tutela e di forme di controllo. Nel resto del Paese le cose, come spesso capita, vanno diversamente. Il mutamento della nozione di "crescita" urbana e di una diversa idea di sviluppo, la necessità di intercettare nuove forme di rigenerazione urbana, incentrate sulla valorizzazione dei beni comuni, rappresentano nuovi campi di sperimentazione che si collegano alle migliori esperienze europee. Sono proprio questi ultimi i temi contenuti nel recente volume curato da Michelangelo Russo, ordinario di urbanistica alla Federico II e neo presidente della Società Italiana degli Urbanisti, dal titolo evocativo: "Urbanistica per una diversa crescita. Progettare il territorio contemporaneo", edito da Donzelli. Dai contenuti nel libro, redatti da circa quaranta ricercatori e docenti da tutta Europa, emerge come la crescita illimitata e la trasformazione continua dei territori e del paesaggio, confliggendo con i caratteri stessi del contesto ambientale in cui tali processi avvengono, determinano responsabilità nuove da parte di chi, per statuto disciplinare, si occupa di suggerire idee e scenari per la città e il territorio contemporanei. Una nuova responsabilità dell'urbanistica, quindi, che come sapere tecnico deve continuare a lavorare su questi temi, nonostante la fase di crisi e una modificazione poco accorta delle priorità da parte della politica. In questo senso il topic centrale del volume interpreta la "crescita" come un concetto ambivalente «costantemente in tensione tra la rigenerazione delle economie di territorio in contrazione e l'esigenza di contemperare continuamente gli effetti delle urbanizzazioni con i limiti dell'ecosistema», scrive Russo. Temi fondanti, eppure assenti dalle politiche di buona parte del Sud, proprio il territorio che meriterebbe di essere ripensato e per il quale tracciare, anche da un punto di vista della pianificazione del territorio, nuovi percorsi di sviluppo. In Campania, poi, si è ritornati addirittura al punto zero. Il regolamento regionale che disciplinava la formazione dei piani urbanistici è stato clamorosamente inviato dal Tar alla Corte costituzionale qualche mese fa, lasciando un vuoto normativo e decine di Comuni in una condizione indecifrabile. Ma proprio all'interno di scenari di questo tipo, il discorso urbanistico può ritrovare un senso e una utilità collettiva. «Il tema ambientale, il tema paesaggistico e quello ecologico», continua Michelangelo Russo, «si intersecano in una nuova prospettiva non più eludibile che oltrepassa i limiti di uno sguardo disciplinare e di una logica settoriale ». Guardare all'Europa, quindi, o, più comodamente, da un'altra parte.