IL SUO MESTIERE è dare la caccia ai tombaroli. E cercare di recuperare le opere d'arte trafugate, circa cinquemila ogni anno. Compito importante e arduo che il tenente colonnello Massimo Rossi svolge come Comandante del Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza. Comandante Rossi, di quanti uomini dispone? «A Roma, di 48 persone. Tuttavia le cellule operative sono oltre cento, distribuite sull'intero territorio nazionale». Un po' pochi per controllare tutto il territorio. «Ho chiesto e ottenuto un 20 per cento di uomini in più. Rispetto a qualche anno fa, quindi, siamo un po' di più ed è migliorata la preparazione degli uomini, che vengono tutti da studi specifici, almeno i trentenni. E poi si è capita l'importanza di dotare questi uomini di strumenti investigativi all'avanguardia, perché ormai con alcune applicazioni sul computer, anche portatile, si riesce a monitorare meglio anche il territorio». Cento uomini è comunque un numero esiguo. «Inesistente. Ma è una sfida. E operiamo in sinergia anche con Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia Forestale». Di sicuro i tombaroli sono di più. «L'attività clandestina, quasi sempre tramandata di generazione in generazione, sappiamo che, storicamente, si concentra lungo il litorale laziale e lungo il litorale campano. Ma anche nell'entroterra, nella zona di Veio. Sono a rischio di scavi clandestini tutte le zone con necropoli e sepolcreti. I danni che provocano i tombaroli sono spesso irreparabili, perché non hanno gli strumenti e la perizia di un archeologo. E decontestualizzano l'oggetto, così, quando viene portato sul mercato clandestino, è privo di quelle informazioni scientifiche che l'opera dell'archeologo avrebbe consentito di ricostruire». Impossibile tenere sotto controllo tutto il territorio. O no? «Nelle pieghe della clandestinità, si annidano dei sodalizi non ancora del tutto individuati, quindi è facile che la lotta sia impari. Del resto, quanto successo a Cerveteri è indicativo». Cos'è successo? «Circa un mese fa è stata rubata la Sfinge, proprio davanti al museo di Cerveteri. È un'opera del VII secolo avanti Cristo, di officina locale, in marmo apuano, molto bella. È pesante e quindi non si pensava potesse essere portata via, invece, nonostante la guardia costante, un gruppo di tombaroli è riuscita a rubarla. Si sono introdotti di notte, all'interno del compendio museale, vigilato. Ma, evidentemente, non è sufficiente il tipo di vigilanza. Stiamo indagando». Oltre al recupero della statua acefala di Caligola, di recente esposta al Vittoriano, di quale altra operazione è particolarmente orgoglioso? «Ricordo il recupero del dio Mitra, a Veio, mentre era in procinto di essere stipato in un container. E ancora, mi viene da pensare al sarcofago delle Muse, proveniente dalla necropoli di Isola Sacra, nell'agro di Fiumicino, che è stato recuperato mentre era in procinto di essere esportato clandestinamente in territorio straniero». Come avete fatto a scoprire i tombaroli? «Ci siamo appostati per due notti nella necropoli e abbiamo individuato un gruppo di persone intente a profanare un antico sito sepolcrale. Abbiamo colto i clandestini in flagranza di reato». Che pena per i tombaroli colti in flagrante? «Detenzione, ma solo per qualche giorno. Perché rubare una mela al mercato o rubare un vaso attico, soggiace alla stessa pena. Non esiste una legislazione in tal senso, dissuasiva in termini di sanzioni». Frustrante per voi? «La cosa peggiore è quando bisogna restituire i beni sequestrati a una persona che ne era entrata in possesso in modo truffaldino. Per colpa delle lungaggini dei nostri procedimenti penali, interviene la prescrizione e allora le opere devono essere restituite. È accaduto tante volte e questo è veramente frustrante. Vanifica l'impegno delle forze dell'ordine e impedisce di restituire quei beni alla fruizione collettiva. È un vero dispiacere personale». In questo momento è sulle tracce di che cosa? «Della testa di Caligola. E speriamo di recuperare anche la Sfinge di Cerveteri: adesso è diventata una vera sfida».
ROMA - Cento 007 a caccia di tombaroliSiamo pochi, è una guerra
Il tenente colonnello Massimo Rossi è il Comandante del Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza. Ha a che fare con la lotta contro i tombaroli che rubano opere d'arte, circa cinquemila ogni anno. Il Gruppo dispone di 48 persone a Roma, ma le cellule operative sono oltre cento, distribuite in tutto il territorio nazionale. Rossi è orgoglioso del recupero di opere come il dio Mitra e il sarcofago delle Muse. Per scoprire i tombaroli, la Guardia di Finanza si apposta in luoghi come le necropoli e coltiva i clandestini in flagrante. I tombaroli possono essere puniti con la detenzione, ma la pena è spesso troppo leggera.
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