E' felice, davvero très heureux, che l'affaire palazzo Grassi si sia concluso giovedì nel migliore dei modi. La prima volta che il Comune di Venezia l'aeva contattato risale ad una decinda di mesi fa. E anche per un tipo dall'aria paziente e cordiale come Monsieur Jean-Jacque Aillagon tutto questo tempo non deve essere passato velocemente. I tira e molla e le lungaggini all'italienne sono però arrivate finalmente ad un punto di non ritorno e per l'ex ministro della Cultura, per l'ex direttore del Beaubourg parigino si aprono le porte del più importante "palazzo culturale" veneziano. Strano a dirsi se si dà un occhio al suo lungo e prestigiosissimo curriculum ma il fatto di poter occuparsi del futuro di Palazzo Grassi è per lui un piccolo sogno. Alla nostra incredulità risponde serafico: Credo invece sia del tutto normale. Per chi si occupa di cultura lavorare in una città meravigliosa come Venezia ha dichiarato al Corriere del Veneto - un'esperienza molto stimolante tra le cose più belle che uno possa fare». Quale sarà il suo ruolo? «All'inizio si parlava di una direzione artistica tout court ma ora la mia situazione professionale si è un po' complicata e non potrò dedicare a Palazzo Grassi tutto il tempo che vorrei. Di recente sono stato nominato presidente di "Canal France International", l'organo di cooperazione di "France-Télévisions" e dunque dovrò rivedere i miei impegni. Ho deciso però di non rlnunciare ad occuparmi delle attività culturali del palazzo veneziano ma solo di limitare un po', diciamo così, le mie visite in Laguna". Le linee guida però veranno decise da lei? Sì, sarò una sorta di consigliere artistico e cercherò al più presto di m ettere in piedi una squadra di persone in grado di lavorare a tempo pieno". Quali sono i suoi progetti? Innanzitutto la continuità con l'opera svolta in questi anni dalla gestione Fiat. Una gestione che ha fatto di palazzo Grassi uno dei centri d'eccellenza in Europa, in primis per le mostre dedicate alle civiltà. Pensoagli etruschi, ai celti, ai fenici". E poi? «Sviluppare questa linea puntando sulla temporaneità degli eventi. Vede, credo che Venezia non abbia bisogno di un ulteriore museo con le sale riempite sempre dalle stesse opere d'arte. C'è già l'Accademia, il Correr, la Guggenheim. Molto meglio l'alternanza che consente di vivacizzare ancor di più l'ambiente culturale lagunare». Niente collezione permanente di Francois Pinault? «Qualche opera di Pinault verrà ospitata di sicuro ma non stabilmente anche perchè occuperebbe l'intero palazzo. Probabilmente utilizzeremo il "teatrino", una nuova parte del palazzo che, una volta restaurata - e ci auguriamo il più presto possibile -anche se non abbiamo ancora scelto progetto e architetto - consentirà di mantenere aperta la struttura per tutta la durata dell'anno". Ha avuto modo di decidere tempi e nomi? All'inizio si voleva aprire con una nuova mostra nel periodo canonico di settembre ma a causa di questi slittamenti saremo costretti a spostare tutto di qualche mese. Dovremmo però farcea per la fine di quest'anno. Non abbiamo invece ancora definito il nome d'esordio anche se credo che tra le prime esposizioni ci sarà quella dedicata al rnovimento dell'Arte Povera. Di Pinault potrebbero arrivare le monografie su Damien Hirst, Jeff Koons e Maurizio Cattelan». Un palazzo Grassi eclettico e ancor più internazionale... «Di sicuro non avrà una linea nazionalistica, cercheremo al contrario di fare una lettura globale della situazione europea con particolare riferimento agli scambi tra Oriente e Occidente. Perche Venezia, da sempre culla dello scambio culturale, ospita visitatori da tutto il mondo ed è giusto avere una contemporaneità di punti di vista». Ha pensato a qualche collaborazione con altre istituzioni culturali? «E' evidente che palazzo Grassi dovrà confrontarsi principalmente in modo attivo con gli altri soggetti veneziani. penso alla Biennale e soprattutto alla sezione dedicata alle arti visive. Sarebbe molto interessante poterci coordinare su tempi e spazi». Le sue parole evidenziano una buona conoscenza della città.... «Ho un ottimo rapporto con Venezia, l'adoro. Parto da parigi verso la laguna ogni volta che posso, praticamente una volta al mese. Ho le mie abitudini, i miei picco]i riti. Irrinunciabile per esempio il soggiorno all'Hotel "oltre il giardino", dalle parti dei Frari. Guardacaso, come dicono le guide, un albergo «consigliato agli amanti dell'arte».