Quando Michele Jannone la acquistò, la proprietà di 35.000 metri quadrati sotto le Mura, in cui passa anche la funicolare, era una discarica. Oggi è un giardino con decine di tipi di piante. Le Mura, come le vede lui, non le vede nessuno. Si alzano dal terreno sopra casa sua, torreggiano sopra il suo tetto, occhieggiano dai cespugli che costeggiano i vialetti, fanno da orizzonte sopra i filari di ciliegi, i prati pettinati e i pergolati con le viti, stendono la loro ombra sui lunghi sentieri nei quali si aggira al volante di una caddy, le macchinine elettriche che si usano sui campi da golf (e del resto uno dei suoi prati era anche stato trasformato in un green per il golf: era un Par 3, nel senso che a un buon giocatore servivano tre colpi per andare in buca). Per Michele Jannone, 83 anni, le Mura sono il giardino di casa. Giardino si fa per dire: la sua proprietà va dalla punta del Baluardo di San Michele, giusto dietro l'angolo di Porta Sant'Agostino, si stende lungo tutto il tratto di Mura che si affacciano sul centro di Città Bassa e passa sotto la rampa di Porta San Giacomo fino al vecchio Dazio. In tutto 35.000 metri quadrati che degradano fino a viale Vittorio Emanuele. Ma quando lui è arrivato qui, quarant'anni fa, dietro la casa c'era solo un'enorme discarica: «Per decenni la gente aveva buttato giù di tutto: immondizia, carcasse, macerie da demolizione, tanto che del Dazio ormai si vedeva solo il tetto. Si erano anche insediati degli abusivi che avevano piantato degli orti e costruito delle casette, e c'era pieno di topi. Abbiamo portato via centinaia di camion di roba, ma c'è voluto molto tempo, molto lavoro e anche molti soldi». Nel corso degli anni la proprietà è cambiata un po' alla volta, è stata ripulita, regolata, sistemata, le coltivazioni sono cambiate e sono stati piantati viti, alberi da frutto e gelsi (uno dei quali è stato schiantato qualche giorno fa dal vento). Piante che però crescono vicino a pini, abeti e noci secolari che sono ormai diventati più alti delle stesse Mura e le nascondono alla vista. Cosa che in teoria non dovrebbe accadere. L'associazione Amici delle Mura ha calcolato che a causa degli alberi ad alto fusto il 40 di Città Alta non è visibile da lontano e il 20 nemmeno da vicino. E l'architetto Maria Teresa Franceschin ha rincarato la dose nel corso della presentazione delle iniziative legate alla certificazione Unesco delle Mura: «Si parla tanto dei coni ottici per Città Alta, che dovrebbe essere visibile da tutti i punti di Bergamo spiega il tecnico . Si è discusso molto sull'edificio che ne impediva la vista da via Autostrada, ma la situazione è altrettanto grave per quanto riguarda la vegetazione. Negli ultimi anni si è permesso che nelle proprietà private crescessero grandi alberi che provocano umidità, danneggiano le pietre e rovinano la linea delle Mura, che ne vengono nascoste. Per questo il Comune dovrebbe incaricare qualcuno di tenere monitorata la situazione e decidere anche di imporre il taglio di questi alberi, che storicamente non ci sono mai stati». «Lungo le Mura ci sono sempre stati orti e vigne, dai tempi di Mosè del Brolo alle stampe dell'800 conferma Renato Ferlinghetti, docente di Geografia all'Università cittadina . Solo nel secolo scorso sulle Mura sono nati i viali alberati alla francese che sono stati anche il modello del boulevard poi diffusosi in Città Bassa. Ma i giardini all'inglese con alberi ad alto fusto come li vediamo ora alla base delle Mura non ci sono mai stati fino a pochi anni fa». Sono diverse le voci che ora chiedono al Comune di tagliare alcuni dei grandi alberi che fanno ombra alle Mura, anche se si trovano all'interno di proprietà private. Un'idea che apre una ferita nel cuore di Jannone: «Sarebbe un vero peccato tagliare alberi che sono qui da decenni se non da secoli. Ma se il Comune dovesse decidere di farlo, occupandosene in prima persona, non potrei fare altro che obbedire». Essere quasi il proprietario delle Mura è un privilegio ma anche una fatica: «La proprietà viene tassata anche se non produce reddito. E rabbrividisco se penso quanto mi costa la manutenzione. Ho due persone che se ne occupano a tempo pieno, ma quello che una volta costava 10 adesso costa 55. Ma io tengo a questo posto, che rappresenta la storia di Bergamo, e spero che anche chi verrà dopo di me proverà lo stesso amore. Quando la gente prende la funicolare, che passa attraverso la mia proprietà, nella bella stagione vede le ringhiere decorate di gerani ma non sa che sono io a metterli. E quando qualcuno si affaccia dagli spalti, guarda di sotto e prova piacere a guardare il panorama io sono soddisfatto e penso di avere fatto il mio dovere».