Dalla Fiat a Pinault, passando per il Casinò. Con la cessione all'industriale francese della società che controlla Palazzo Grassi ratificata nell'Assemblea dei soci dal rappresentante del sindaco Cacciari il centro espositivo torna alle condizioni iniziali: nelle mani di un privato che ne stabilirà in autonomia programmazione e condizioni d'uso. Un atto di realpolitik ormai obbligato per sgravare il Casinò, già in difficoltà, dal peso economico di società e gestione ma che taglia fuori il ruolo del Comune. Anche se il Casinò deterrà, infatti, il 20 per cento delle quote e la possibilità teorica, tra 99 anni, di ereditare interamente il patrimonio, Pinault potrà comunque nel frattempo se lo vorrà cedere Palazzo Grassi e la stessa società. Al Casinò resterebbe il diritto di prelazione da esercitare a parità di offerta, ma questo andrebbe contro proprio alla necessità di evitare l'esborso di danaro pubblico che ha portato alla vendita attuale. La Palazzo Grassi spa rimane infatti una società, e anche se l'accordo prevede che essa possa trasformarsi in una fondazione, nulla lo impone. L'imprenditore francese, inoltre una volta restaurato a sue spese il Teatrino di Palazzo Grassi potrà farne ciò che vorrà, divenendo esso di sua proprietà, anche se il documento sulla programmazione futura (che il sindaco ha voluto come allegato al contratto, proprio per impegnare Pinault nella programmazione culturale) prevede che dello spazio novecentesco attiguo all'edificio principale, il nuovo proprietario non faccia un uso esclusivo. C'è da aggiungere che il nuovo consiglio di amministrazione di cinque membri, vedrà solo un rappresentante scelto da Comune e Casinò, contro i quattri designati da Pinault e anche il presidente contrariamente a quanto previsto in precedenza non sarà condiviso, ma scelto dell'azionista di maggioranza. Cacciari ha ottenuto che nel Collegio Sindacale, uno dei tre membri sia di nomina comunale. Al sindaco sarebbe piaciuto avere più tempo a disposizione per migliorare l'accordo, che è certamente molto sbilanciato a vantaggio del nuovo "signore" di Palazzo Grassi, ma l'alternativa, in questo momento, era una rottura che avrebbe lasciato la casa da gioco esposta per quasi 30 milioni di euro e sottoposta anche al rischio di una possibile azione legale da parte dello stesso Pinault, con cui il presidente del Casinò Giorgio Piantini aveva già firmato un accordo. Il Casinò è ora garantito sul piano economico come tutti chiedevano ma dopo un lungo giro dell'oca fatto di crisi di maggioranza, rottura con possibili soci come la Fondazione Venezia o l'industriale Guido Angelo Terruzzi per rivendicare il ruolo pubblico, si è ritornati al punto di partenza: Palazzo Grassi privato.