SONO le 9.30 di ieri mattina. Ancora splende il sole in una Roma semideserta e incantata. C'è davvero da godersela, perché di lì a poco sarebbe scoppiato uno di quei temporali che stanno funestando l'estate di tutta Italia. Ma intanto, in quel momento di sole e pace, a Villa Paganini la Villa Mussolini dei poveri, com'era chiamata in quegli anni quando il duce abitava proprio dall'altra parte della Nomentana, a Villa Torlonia due operai della ditta Celletti Costruzioni Generali Srl una delle decine di ditte che ha in subappalto la manutenzione della città stanno lavorando a una delle fontane. Stanno togliendo le erbacce e il muschio, cresciuti a colorare il grigio della pietra, intorno e dentro la fontana. Anche sopra la grande chioma in pietra dell'opera, spunta del verde. Così C. I., operaio italiano, pensa bene, per toglierle, di arrampicarsi sulla struttura, una colonna posta al centro dello specchio d'acqua, che di questi tempi tanto specchio e tanto acqua non è, visto che è vuota. C'è un primo pezzo di pietra rudimentale, non lavorata, su cui è posto una specie di piedistallo in marmo, tondo al centro, quadrato nel suo poggiare sulla pietra. Sopra questa colonna c'è altra pietra, poggiata lì sopra come un enorme chioma di un albero: e forse la struttura vuole significare proprio questo e vuole essere un omaggio alla natura e a come la villa era originariamente, nell'idea dell'architetto Raffaele De Vito. Nel 1934 infatti il comune di Roma aveva acquistando la Villa per i romani e per fare del Casino Nobile una scuola ed aveva affidato proprio a lui la sistemazione del parco, che la realizzò nel 1934, splendida con le sue piante, le collinette artificiali, i ruscelli, gli arredi rustici, una grotta ninfeo, una delle poche cose che sono state conservate esattamente come erano. Salendo sopra il marmo, infatti, a C. I. tutta la struttura crolla addosso. Il suo compagno di lavoro, un romeno, immediatamente chiama il 118. L'uomo seduto su una panchina lì di fronte si avvicina cercando di aiutare, di fare qualcosa. La colonna finita sopra C. I. ma questo si sarebbe saputo più tardi, in un primo momento la situazione sembrava molto peggiore gli fratturerà la mano destra e gli incrinerà due costole. Arrivato il 118 viene portato in codice rosso all'Umberto I dove viene medicato e ricoverato e dove poco dopo lo raggiungono i parenti. Intanto a Villa Paganini intervengono gli agenti della polizia di Roma Capitale del gruppo Parioli, comandati da Esterino Zappia, tentando di ricostruire l'accaduto, raccogliendo le testimonianze del compagno di lavoro di C. I. e dell'uomo che si godeva quel po' di sole regalato ieri e che aveva assistito a tutta la scena. Interverrà poi l'ispettorato del lavoro per verificare che fosse tutto in regola e stabilire come sono veramente andate le cose. Villa Paganini è stata restituita alla città di Roma, dopo anni di degrado e di trascuratezza, nel 2004: allora era assessore all'ambiente Dario Esposito e sindaco Walter Veltroni. I lavori erano durati un anno. Il restauro era avvenuto ad opera del servizio Giardini del comune in collaborazione con la Sovraintendenza comunale. Delle tante anime che questo luogo ha vissuto, è stata scelto quella romantica, di fine Ottocento, con il ripristino del laghetto e la riapertura della Grotta-Ninfeo.