LA FAVORITA non può diventare un parco, con servizi e strutture per svago, sport e tempo libero, finché resta parte della riserva protetta di Monte Pellegrino. Per aprirla al pubblico e renderla vivibile, il Comune ha deciso di dare una svolta, chiedendo alla Regione, che ha istituito la riserva nel 1996, il cambio di destinazione d'uso per trasformare l'area pianeggiante da zona B di preriserva a parco urbano e agricolo, sotto la diretta gestione dell'amministrazione comunale. Questa la volontà politica espressa dalla giunta. «Vogliamo realizzare nel parco una sola strada di percorrenza a doppio senso e lasciare il resto libero per i pedoni», ha ribadito ieri il sindaco Leoluca Orlando. Un incontro si terrà a fine mese alla Soprintendenza per dare il via alla procedura: il Comune illustrerà una proposta di variante alla perimetrazione. E altre riunioni sono state già fatte con le associazioni di agricoltori, per affidare gli antichi orti e i mandarineti alla loro cura. Ma al momento dopo tanto parlare e un piano d'uso pronto dal 2004 non si può intervenire né sulla mobilità né sui nuovi impianti. Di fatto la delibera dell'ex assessore Giuseppe Barbera, approvata due mesi fa dalla giunta, che prevedeva panchine, fontanelle e segnaletica, appena un punto di partenza per dare forma al parco, è rimasta lettera morta. E al Comune che voleva cedere a un privato l'uso di un manufatto nel verde, dietro la palazzina Cinese, la Soprintendenza ha risposto di no. Solo il passaggio di destinazione d'uso potrebbe liberare la Favorita dagli strettissimi vincoli apposti 20 anni fa, che al momento servono solo a lasciarla incolta, sporca, immersa nel degrado, con un sottobosco sempre più infestato dal penniseto e frequentato dalle "lucciole" e dai loro clienti. Una riserva di fatto vietata alle mamme con i bambini che sognano la grande villa recuperata. Questo il problema contro cui si infrange ogni progetto di trasformazione della riserva di caccia borbonica nel parco numero uno di Palermo. «I tempi oggi sono cambiati, la gente vuole vivere il parco e non possiamo scontrarci con un problema di incompatibilità tra la destinazione che si vuole dare al parco e la sua natura di area protetta », spiega l'assessore alle Ville e giardini Francesco Maria Raimondo, che dal sindaco Orlando ha ricevuto il pieno mandato a occuparsi della Favorita. «Non possiamo avere una riserva che non serve sostiene l'assessore alla Pianificazione ed ex soprintendente Giuseppe Gini, che ha promosso l'incontro con la soprintendente Marilena Volpes Bisogna mettersi a un tavolo con la Regione e ragionare in termini di attualità: la gencon te vuole riappropriarsi della Favorita. Il problema è agire col massimo rispetto, ma un minimo si deve poter intervenire». Il regolamento della riserva non consente nulla se non la pulizia dei viali dalle cartacce ma gli operai della Gesip e i giardinieri del Comune non possono addentrasi tra i rovi perché la normativa stringente non consente di toccare alberi, sfoltire i cespugli che danno alla Favorita l'aspetto di una invalicabile macchia verde. «Che senso ha? Prima nella riserva si andava a caccia di cinghiali, ora di altro. E i cittadini restano fuori e non possiamo mettere il parco in sicurezza », dice Raimondo. I Rangers vigilano ma la riserva resta impenetrabile. «I ciclisti alla fine usano l'asfalto perché il sentiero ciclabile in terra battuta è ostruito dalle siepi, che non si possono tagliare. E oltre le siepi restano sepolti tutti gli spazi da riqualificare, che nemmeno si vedono», aggiunge l'assessore Gini. Per non parlare delle piante: molte andrebbero anche sostituite. «Mentre il paesaggio di Monte Pellegrino possiede un valore naturale, con piante endemiche, quello della Favorita è un antico rimboschimento. Nella riserva ci sono ormai più piante provenienti dall'America (opunzia, agave, ficodindia), dalla Cina (l'alianto), dall'Africa (l'acacia orrida), dall'Australia (eucalyptus) che non macchia mediterranea. «L'alianto è una pianta invasiva che si sta insinuando in tutti gli spazi», aggiunge Raimondo. Per il progetto di un'unica strada a doppio senso, con ingresso solo dalla Fiera dovrebbero essere eliminati alcuni lecci. «La strada si può leggermente ingrandire per fare la doppia carreggiata dice l'assessore I lecci esistenti sono in buona parte cariati, invecchiati, invasi da insetti lignicoli. Il verde periferico delle sponde va rifatto anche con specie nuove di lecci».