Alla Regione Siciliana hanno riunito la scorsa settimana venti dirigenti per fare decollare il progetto sulla «Strada degli scrittori», i trenta chilometri che vanno da Racalmuto a Porto Empedocle, attraversando i luoghi, le fondazioni e le case di Sciascia, Pirandello e Camilleri. Ma giusto ieri, come una brusca retromarcia, è comparso un vistoso «Vendesi» sulla vecchia casa di Sciascia, a due passi dal municipio e dal teatro di Racalmuto. Una beffa per questa tappa della «Strada» che passa anche dalla dimora delle «zie di Sicilia» dove lo scrittore visse e scrisse i primi libri, a cominciare da Le parrocchie di Regalpetra . Ed esplode la rabbia degli intellettuali che si muovono attorno alla Fondazione Sciascia perché si attivi la Regione e si mobiliti il mondo della cultura per salvare questo simbolo della letteratura, con i mobili, i libri e la storia dello scrittore. Una vita divisa prima fra le mura delle zie Angela, Nica e Marietta, poi nel vicino eden di Contrada Noce dove fra mandorli e vigneti resiste la casa in pietra. Quest'ultimo bene non corre rischi essendo proprietà delle figlie, Annamaria e Laura, ma la malandata casa di paese per eredità è arrivata a un nipote, Gino Sciascia, che ha dovuto compiere il passo doloroso in un disastrato Comune dove Imu e tasse immondizia alle stelle favoriscono la svendita e scoraggiano ogni ristrutturazione. Il primo appello è partito da un ex sindaco del paese, Enzo Sardo, autore di saggi e romanzi. Fatto proprio dal sindaco Emilio Messana e dall'assessore alla Cultura Salvatore Picone. Tutti decisi «a sollevare la questione a livello nazionale ed europeo», a coinvolgere la Regione di Rosario Crocetta e il ministro Franceschini perché «la casa e i luoghi di Sciascia diventino beni nazionali». Magari cominciando con l'acquisizione alla Fondazione, come spera Aldo Scimè, grande amico novantenne di Sciascia. Un modo per salvare una delle soste di quella «Strada» dove il «Vendesi» è il peggior modo per ricordare che a novembre cade l'anniversario dei 25 anni dalla scomparsa del «maestro di Regalpetra».