Legambiente: la Commissione del ministero ha bocciato un tratto di Alta velocità tra Venezia e Trieste, progetto devastante per sistema idrico, flora e fauna. La Rfi: pronti a rivederlo ROMA Non è ancora una notizia ufficiale, ma ormai - sarà un dispiacere per il ministro Pietro Lunardi - è trapelata: la commissione di valutazione di impatto ambientale del ministero dell'Ambiente ha bocciato il progetto del «corridoio 5», il collegamento multimodale paneuropeo che dovrebbe unire Lisbona a Kiev passando per Lione-Torino-Venezia-Budapest. È la prima opera prioritaria, prevista dalla legge obiettivo, che viene fermata: la commissione Via ha respinto senza appello il progetto presentato da Rfi, la società dell'infrastruttura del Gruppo Ferrovie dello Stato, che riguarda il tratto ferroviaria di alta velocità Venezia Trieste nel percorso compreso tra Ronchi dei Legionari e il capoluogo giuliano. Un «no» spiegato in nove pagine in cui sono messi uno dopo l'altro i motivi per cui l'impatto nella zona della pianura dell'Isonzo e sull'altopiano carsico sarebbe devastante: dal sistema idrico ai rischi per flora e fauna, oltre alla ricaduta socio-sanitaria degli interventi previsti. Il progetto prevede costi per 2,2 miliardi di euro e interessa il settore sud-orientale del Friuli Venezia Giulia tra Gorizia e Trieste. Si tratta della prosecuzione della tratta che arriva da Venezia e dovrebbe, una volta ultimata, essere lunga 32,2 chilometri di cui 24 in galleria, per un totale di 8 milioni di metri cubi di materiale scavati, ma neanche un allacciamento con il porto di Trieste. A darne notizia, ieri, è stato, nel corso di una conferenza stampa indetta a Monfalcone, il presidente di Legambiente Roberto Della Seta: «E' una pietra tombale sull'intero progetto. È assai improbabile, se non impossibile, che Rfi possa presentare un progetto con caratteristiche così impattanti come quello appena respinto dalla Via». Secondo Della Seta, la Via avrebbe ripreso «molte delle nostre osservazioni al progetto dandoci pienamente ragione. Troppa superficialità nelle scelte progettuali, troppi aspetti legati al territorio affrontati in maniera approssimativa. La linea infatti avrebbe dovuto attraversare un'area delicata dal punto di vista degli equilibri idrici e geologici, ricca di falde e corsi d'acqua sia superficiali che sotterranei, caratterizzata dai fenomeni carsici: tutti elementi su cui, come diciamo da tempo, due tunnel di oltre venti chilometri non potevano non lasciare il segno». Un parere, dunque, che non lascerebbe scampo al progetto, tra l'altro privo di qualunque seria valutazione di percorsi alternativi e meno «invasivi». La Rfi ieri nel tardo pomeriggio ha divulgato un comunicato per dire che non è a conoscenza del parere espresso dalla Via. «Allo stato attuale - scrive - non risultano né a Rfi, né a Italferr posizioni ufficiali della Commissione speciale Via in merito alla soluzione progettuale proposta per la nuova linea Ronchi-Trieste che risulta a parere dei progettisti, quella che interpreta al meglio gli aspetti tecnici, territoriali, ambientali e economici. Rfi è comunque pienamente disponibile a recepire nel corso dell'inter iter autorizzativo tutte le indicazioni e le prescrizioni che il Cipe formulerà, sulla base dell'istruttoria predisposta dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti». In attesa dell'ufficializzazione della notizia, Stefano Lenzi del Wwf esprime la sua soddisfazione: «È significativo che per la prima volta la commissione abbia respinto un progetto che adottava le procedure semplificate e accelerate della legge obiettivo, per questo motivo già da alcuni mesi sotto la lente della Ue. La Ronchi-Trieste era un progetto letteralmente irrazionale: quello presentato da Rfi nelmaggio 2003 era privo di un'analisi costi-benefici, pur prescritta dalla legge». Nelle analisi sui traffici nel nord Italia, effettuate su commissione del Wwf, e presentati nei mesi scorsi anche alla regione Friuli Venezia Giulia, era emerso che c'erano soluzioni percorribili con progetti meno impattanti come un grande corridoio trasportistico che attraversa l'Italia settentrionale dal confine francese a quello sloveno, realizzato potenziando le linee ordinarie principali e complementari già esistenti.