Lo scontro verte sempre su «tutela» e «valorizzazione», due principi cardine ai quali, nella gestione dei beni culturali, la politica non sembra essere mai riuscita a trovare la formula dell'equilibrio. La settimana scorsa ci aveva provato il ministro Dario Franceschini, che aveva presentato uno storico riassetto della «macchina» pubblica che gestisce la Cultura in Italia. Pur ridisegnando competenze e poteri delle soprintendenze, e sollevando quindi il nugolo di proteste di funzionari e dirigenti ministeriali, nel decreto Franceschini aveva fatto precisare che «le attività di valorizzazione» devono «essere compatibili con le esigenze della tutela», un principio che dovrà rimanere «prioritario». Però il premier Matteo Renzi, informato sui contenuti cardine del decreto, ha fermato la riforma prima che approdasse in Consiglio dei ministri perché non sembra averla affatto condivisa. E ieri, dopo che il Corriere aveva pubblicato la notizia dello «stop», il direttore degli Uffizi non ha lesinato critiche: «Un museo è una perdita secca, e un esperto di economia lo dovrebbe sapere. Non si può dunque ragionare in termini economici ma di tutela. Non è importante quanti ingressi si registrano, piuttosto contiamo all'uscita quanti siamo riusciti ad educarne». Una critica diretta a quella «valorizzazione» su cui Renzi punta molto, convinto che grazie alla gestione di un direttore-manager (al posto di un soprintendente) i beni culturali possano rendere molto di più, anche agendo sui prezzi dei biglietti. Natali, che appena una settimana fa si era confrontato di persona con Renzi, pur essendo scettico sui contenuti è convinto che alla fine il decreto (anche se modificato) andrà in porto: «Sono arrivato nell'amministrazione dei Beni culturali nel 1981, e da allora ne ho viste succedere tante e tante altre ne ho viste tramontare. Ma questa riforma, credo che andrà avanti». In merito al piano di rendere autonome le sovrintendenze di alcune grandi realtà museali tra le quali gli Uffizi, il direttore della Galleria ha ribadito di «non ritenere che si tratti di una manovra "di cassetta"» ma spera che sia «un tentativo di discutere la possibilità di offrire ad alcuni musei la capacità di una gestione scientifica che garantisca la reale autonomia della direzione. Ma parlare di tutto questo è ancora prematuro, non ci sono abbastanza elementi per poterlo fare». Sul braccio di ferro sulla riforma, Italia Nostra confida che lo stand by di Renzi «consenta quelle modifiche e integrazioni che rafforzino l'attività di tutela con l'importante funzione di valorizzazione». «Per quanto attiene la specificità del Polo Museale fiorentino dice il presidente dell'associazione per la tutela del patrimonio artistico non possiamo che ribadirne il mantenimento dell'attuale assetto con una autorevole e autonoma direzione, come esempio mirabile di tutela, valorizzazione e di gestione alla luce degli importanti risultati 20 milioni di euro di incassi all'anno e un incremento dell'8,16 per cento nei primi sei mesi del 2014, con oltre 210mila visitatori in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.