Anna Marson Assessore urbanistica, pianificazione del territorio e paesaggio Regione Toscana Caro direttore, dall'adozione del Piano paesaggistico in Consiglio regionale non sono mancate le voci di chi legge questo nuovo strumento come ulteriore vincolo alla libertà di impresa sul territorio toscano. Ferma rimanendo l'esigenza di approfondire le questioni poste quando riguardano effettivamente contenuti del piano e non pregiudizi ideologici contro di esso, come d'altronde previsto dalla fase di pubblicazione e osservabilità di tutti i suoi contenuti che durerà fino a fine settembre, ritengo importante fare chiarezza su alcuni aspetti. In primo luogo il piano, redatto in co-pianificazione con il ministero dei Beni Culturali, non introduce nuovi vincoli, ma opera in merito ai vincoli già esistenti, i cosiddetti beni paesaggistici formalmente riconosciuti dallo Stato attraverso specifici decreti o per legge. A questo riguardo il contributo del piano è di chiarire su quali aree sussistono effettivamente dei vincoli, georeferenziandone i riferimenti, e quali sono le regole che coloro che trasformano il territorio sono tenuti a seguire all'interno di tali aree. Le norme redatte per ciascun specifico vincolo per decreto e per ciascuna categoria di beni, frutto di un lavoro congiunto con tutte le Soprintendenze toscane, riducono la discrezionalità in fase di autorizzazione paesaggistica, facendo risparmiare tempo e denaro a tutti i soggetti interessati. Grazie al piano, all'interno di queste aree potranno essere ottenute significative semplificazioni, in parte già concordate con il Mibact. Le diverse norme infine, anche quando di tratta di prescrizioni, sono state formulate nella maggior parte dei casi non in forma di divieti assoluti, bensì come condizioni poste alle trasformazioni al fine di migliorarne la qualità paesaggistica complessiva. Per quanto riguarda il territorio regionale nel suo complesso, il piano fornisce innanzitutto conoscenze e interpretazioni approfondite dei diversi paesaggi, formulando indirizzi per le politiche, obiettivi di qualità e direttive (rivolte agli enti pubblici, che saranno chiamati a specificarle in relazione alle loro conoscenze in merito a ciascun contesto locale), senza introdurre prescrizioni. La finalità è quindi non certo quella di limitare la libertà delle imprese, ma di qualificare le politiche e le azioni in primo luogo degli enti pubblici. Laddove il piano paesaggistico tratta dei paesaggi rurali l'impostazione che ci ha guidato è stata quella di riuscire a interagire in modo significativo con le politiche agricole, che come è noto sono sostenute da consistenti finanziamenti pubblici. Questi finanziamenti, provenienti in larga parte dai fondi strutturali europei, hanno peraltro una quota riservata agli interventi in campo ambientale e paesaggistico, che con gli strumenti offerti dal piano può essere utilizzata per attivare misure effettivamente pertinenti rispetto agli elementi di qualità paesaggistica che caratterizzano i diversi paesaggi toscani. Riteniamo infatti auspicabile in generale che i finanziamenti pubblici riescano a dare concreta attuazione ai diversi principi che la nostra Costituzione diritto al lavoro, libertà di iniziativa economica privata, tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della nazione si ripromette di contemperare. La Toscana con il piano paesaggistico persegue concretamente questo obiettivo.
Tutelare il paesaggio e la libertà d'impresa
L'Assessore urbanistica della Regione Toscana, Anna Marson, ha risposto alle voci di critica al nuovo Piano paesaggistico, affermando che il piano non introduce nuovi vincoli, ma opera per chiarire e georeferenziare i vincoli già esistenti. Il piano riduce la discrezionalità in fase di autorizzazione paesaggistica, semplificando il processo e risparmiando tempo e denaro. Le norme del piano sono state formulate per migliorare la qualità paesaggistica complessiva, non per introdurre divieti assoluti. Il piano fornisce conoscenze e interpretazioni approfondite dei diversi paesaggi, formulando indirizzi per le politiche e gli obiettivi di qualità.
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Bene culturale
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