A novembre cadde una pietra, solo pochi giorni fa l'imbracatura NAPOLI Tutto quello che è stato transennato, un giorno sarà spicconato. E quel giorno è arrivato. La città sta passando da transennapoli a spicconapoli . Nel centro storico, dopo la tragedia della Galleria Umberto che ha ucciso Salvatore Giordano di anni 14, sta avvenendo un fenomeno anche visivamente straniante, una via crucis in cui la passione dell'obsolescenza si articola in stazioni di transenne. Si procede più o meno così. Al minimo sospetto di crollo o sfarinamento interviene la protezione civile e imbraca. In base alla sollecitudine dei proprietari degli immobili, privati o enti, si procede poi allo spicconamento che raramente è contestuale. E l'unica buona notizia è forse per le ditte che hanno visto lievitare la committenza. Un caso a sé è quello del Museo Filangieri, dopo anni riaperto al pubblico di recente, ma da qualche giorno di nuovo sbarrato perché transennato, appunto. La storia inizia a novembre scorso quando, in epoca pre-emergenza (perché di questo si tratta, l'ennesima) dal cinquecentesco nobile bugnato crollarono frammenti di pietre. Il direttore delle sale di via Duomo Gianpaolo Leonetti solertemente fece intervenire i vigili del fuoco e un'impresa per la messa in sicurezza delle parti più a rischio. «Subito dopo», racconta, «scrissi una raccomandata al Comune e alla soprintendenza per informarli, ma anche per chiedere un interessamento. Non ebbi nessuna risposta. Almeno ufficiale». E non ufficiale? «Mi dissero che non era chiaro se Palazzo Cuomo, che sede del museo, fosse di proprietà pubblica o dell'ente morale che lo gestisce». È dunque possibile che un bene culturale strategico per la storia di Napoli, in cui peraltro ha sede un museo civico, sia di attribuzione incerta. Il dubbio sarebbe rimasto accademia, almeno per il momento, se non fosse sopraggiunta la «prevenzione tardiva». Qualche giorno fa, infatti, un funzionario della Soprintendenza, ha effettuato un sopralluogo e, come riferisce un dipendente che si trovava lì in quel momento «ha ritenuto che ci fossero altre pietre pericolanti. Così ci ha intimato la chiusura. Altrimenti ci avrebbe denunciato alla Procura della Repubblica...». A questo punto il direttore Leonetti che fa? «Pur non avendone le risorse (viviamo di un contributo comunale, erogato sempre in ritardo) ho chiamato un'impresa per procedere alla messa in sicurezza. Spero che lunedì ci consegnino il certificato di cessato pericolo così potremo riaprire». E la denuncia al denunciante? «Per ora non è arrivata, ma non mi meraviglierei se arrivasse».