Le continue, clamorose esternazioni del ministro Dario franceschini (le ultime da me lette su "Il Sole 24 Ore" del 20 luglio scorso) riguardanti la riorganizzazione del ministero dei Beni culturali e ambientali sono per me la prova dell'alto livello di mancata conoscenza dei problemi e delle situazioni reali del settore specialmente per ciò che riguarda le soprintendenze e i musei. Sono stato per più di trent'anni a Siracusa prima come soprintendente alle Antichità della Sicilia orientale e poi, dopo la riforma regionale, come soprintendente ai Beni culturali e ambientali delle province di Siracusa e Ragusa. Breve storia: negli anni 60 del secolo passato avevo chiesto al mio predecessore, Luigi BernabòBrea, di fare un'esperienza in Sicilia per studiare un certo tipo di rapporti, in età preistorica, fra l'Isola e la Campania. Ma appena arrivato a Siracusa, nel giugno del 1965, il Soprintendente non mi affidò, come speravo, uno scavo archeologico a Lipari o a Pantalica, ma mi "gettò" in quella che Lui chiamava la "fossa dei leoni", cioè il cavo delle fondazioni dell'allora costruendo Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa per cercare di salvare il salvabile delle antichità ivi rinvenute nel corso dei lavori di costruzione del Santuario. Perché racconto questo? Perché dal primo all'ultimo giorno della mia attività di archeologo a Siracusa il problema principale è stato quello della salvaguardia e della tutela del patrimonio archeologico, monumentale e paesaggistico. Ma questo è l'impegno primario dettatoci dalla Costituzione che all'art. 9 recita: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Come si intende facilmente le parole "chiave" sono ricerca e tutela presupposti ineludibili per un'adeguata valorizzazione. Questo non vuol dire che si è solo conservatori, considerati come ingessatori dei centri storici, e delle città d'arte. Vuol dire solo che il problema della salvaguardia, e cioè della conoscenza, deve assolutamente precedere quello della conservazione e della valorizzazione, per cui è veramente sciocco dire che la «tutela è stata scioccamente rappresentata in contrasto con la valorizzazione». Dove e da chi? Tornando a Siracusa, il Santuario della Madonna delle lacrime di cui dicevo si è costruito, ma le indagini preventive e quelle successive sulla vasta area destinata alla rampa d'accesso, hanno reso dati fondamentali per la ricostruzione dell'impianto urbanistico di Siracusa antica dal V al III sec. a. C.. Sempre a Siracusa le contrastate vicende negli anni 90 del secolo passato, che ebbero un grande clamore politico-mediatico antiricerca, per esplorare sistematicamente tutta l'area di piazza Duomo con dati straordinari dal punto di vista storico-archeologico che hanno consentito la ricostruzione dell'assetto di Ortigia dalla data di fondazione (734 a. C.) all'età romana, non hanno certo impedito di riconfigurare anche con importanti segni architettonici moderni, tutta l'area centrale di Ortigia riconosciuta come una delle più belle piazze del mondo. E sempre a Siracusa attraverso una logorante azione di ricerche e di tutela con vincoli ed espropriazioni per circa 2.000.000 di mq di aree archeologiche, è stato presentato per tre volte (l'ultima nel 2004) il progetto del parco Archeologico di Siracusa con le mura Dionigiane che circondano la città per 27 km di lunghezza. Ma il parco non è stato ancora istituito dagli organi politico-amministrativi. Ma non solo questo, negli anni 80 del secolo scorso si è riusciti a vincolare il porto Grande di Siracusa (che è il primo porto vincolato d'Italia) prima che gli aberranti stravolgimenti costruttivi verificatisi sulla terraferma che lo fronteggia, attaccassero anche quella che è la più bella rada del Mediterraneo dove qualcuno riconosce quella che Omero nell'Odissea (l. IX v. 137 ss.) dice che vi si approda «senza bisogno di fune e di gettar ancora e di legar gomene, ma basta approdare e restare a piacere». E fuori Siracusa abbiamo salvato, perché fosse conosciuta e valorizzata, dal furore distruttivo industriale la penisola di Thapsos, quella che è stata definita da Luigi BernabòBrea la capitale della Sicilia nell'età del bronzo medio. Sempre fuori Siracusa abbiamo salvaguardato e degnamente esplorata la villa romana di Patti marina degna contemporanea della villa di Piazza Armerina, prima che la costruzione delle pile dell'autostrada la distruggessero. Mi viene in mente, non a caso, che abbiamo salvato dalle mire dello scavo di frodo, gli ora famosi mosaici della villa romana del Tellaro che è una delle mete preferite del turismo nell'area sud-orientale della Sicilia. Queste cose, dette così, rapidamente e incompletamente, vogliono solo dire che chi protegge il patrimonio culturale (non ho proprio detto nulla di quello paesaggistico!) non ha un momento di tregua: è una lotta non solo contro quelli che distruggono, rubano, violentano, ma anche contro quelli che, in buona o mala fede, dicono che non pensiamo alla valorizzazione e quelli che dicono che devono andar via i vecchi, i conservatori, gli autoreferenzialisti, invocando l'arrivo del nuovo, del moderno, del tecnologico, dei giovani o dei meno vecchi anche se, poi, si scopre che sono raccomandati, impreparati, carneadi qualsiasi. Ma, parlando seriamente, io ci penserei molto prima di manomettere le istituzioni convinto che "le regole" ci sono: bisogna solo farle ben applicare. Bisogna sì pretendere dai funzionari competenza e rigore ma dare anche segni di consenso. Dico questo perché proprio non capisco cosa significa la creazione, se non erro, di una commissione di esperti che valuti, prima della loro emissione, i pareri dei Soprintendenti! Serve a dare coraggio ai funzionari e forza alla loro credibilità all'esterno o non, piuttosto, a peggiorare l'iter burocratico e ad aprire la porta a interpretazioni, pressioni, chiamiamole così, sui pareri? Ma, poi, quando i pareri non sono graditi o mal resi non c'è tutta una serie di ricorsi che la legge già prevede? Allora il problema non è azzerare, ridurre, accorpare, complicare, ma, facendo largo ai giovani, mettere al posto giusto persone preparate, competenti, con adeguati titoli ed esperienze, che sappiano svolgere i loro compiti istituzionali, come, in passato, hanno dato prova di saper fare le gloriose soprintendenze ora tanto criticate. Non vorrei che chi legge pensasse che ho passato i miei 40 anni a Siracusa solo con indosso l'armatura per combattere chi fa danni al patrimonio culturale. Ho anche fatto delle ricerche, forse utili alla scienza archeologica, e in venti anni, dal 1968 al 1988, ho lavorato anche alla realizzazione del Museo Archeologico P. Orsi per cercare di valorizzare al meglio le acquisizioni e le collezioni del grande museo siracusano. Esso fu molto apprezzato e frequentato (fino a 50.000 visitatori al mese) e fu giudicato un modello per i suoi tempi. P. E. Arias rilevò come Siracusa con il suo nuovo museo era «ormai inserita nel tessuto della museologia internazionale». A. Pasquiez (Louvre) e J. Leclain (Académie desIncriptions et de Belleslettres) dichiararono di «avere scoperto un modello di presentazione museografica». Non solo, ma per il museo fu anche progettato e realizzato un bookshop e un punto di accoglienza per i turisti con le relative attrezzature rimaste mai utilizzate per mancanza delle approvazioni degli organi politici palermitani. E ora, dopo 30 anni, cosa devo dire sentendo dire al ministro franceschini che in Francia il sistema dei book shop e dei ristoranti nei musei funziona? 24072014
La Sicilia
24 Luglio 2014
Le regole in Italia ci sono: bisogna solo farle applicare
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Giuseppe Voza
La Sicilia
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