Dalla Nazionale: bene il polo unico. Ma la Laurenziana: addio competenze Punti di vista. Quello dell'entusiasmo, della Biblioteca Nazionale: «Quella proposta dal ministro Franceschini è un'ottima riforma, una grande rivoluzione di efficienza». E quello della preoccupazione, in Laurenziana: «Sono sconvolta, non oso pensare che facciano un'ammucchiata di biblioteche. La chiamano razionalizzazione? Una cosa è razionalizzare, altra cosa è cancellare». O «cancellarci». Il primo punto di vista è quello di Maria Letizia Sebastiani, da quasi quattro anni al timone in piazza de' Cavalleggeri. Il secondo di Vera Valitutto, che dirige la Biblioteca Medicea Laurenziana da tre anni. Stanno per diventare una cosa sola: Nazionale Centrale, Laurenziana, Riccardiana e Marucelliana. Il piano Franceschini, la riforma del ministero dei Beni Culturali e del Turismo per razionalizzare (anche) le Biblioteche, sta per sconvolgere la geografia dei libri. Soprattutto a Firenze. Verranno istituiti due poli nazionali, quello romano e quello fiorentino, con capofila le rispettive Biblioteche Nazionali perché sono le uniche in Italia già dotate di autonomia amministrativa. Un accentramento radicale di direzione che porrà nelle mani della Nazionale Centrale tutto il «sistema biblioteche» dello Stato a Firenze. È proprio quel concetto di «capofila» che la direttrice Valitutto non digerisce: «Al posto di Franceschini avrei fatto un polo librario sì, ma per competenze e temi, un polo di biblioteche di conservazione e non "in generale". E in questo caso dovremmo essere noi a figurare capofila». Anche perché «Siamo piccoli ma abbiamo tanto lavoro e tanta visibilità prosegue perché la biblioteca parla in Italia e all'estero con molti interlocutori prestigiosi». La scomparsa del ruolo rivestito oggi da Valitutto è solo l'ultima di un stillicidio di direzioni. Con Riccardiana e Marucelliana che hanno già perso le loro direzioni, perché «nel corso degli anni sono state fatte scelte determinate da criteri di sacrificio, o razionalizzazione, che piano piano le hanno dismesse». Ora toccherà alla Laurenziana. Non si sa ancora bene cosa succederà, né quando, ma Vera Valitutto non si preoccupa: «Ci sono già passata, da questi problemi: nel 2002 dirigevo la Biblioteca Universitaria di Napoli e anche lì fu cancellata la direzione». Arrivò dunque a Firenze. «Chi fa il mio lavoro sa di essere in uno stato di mobilità: non ho paura per il mio posto di lavoro, ho paura per le ricadute culturali di questa scelta». Al contrario, nelle stanze da cui verrà diretto tutto l'universo bibliotecario statale la soddisfazione è tanta. Ma ancora vige un regime di incertezza: «Siamo di fronte a una rivoluzione di importanza notevole che mira a una grande ottimizzazione delle risorse dice Maria Letizia Sebastiani Certo però, ancora il ministro non ci ha detto precisamente cosa e come avverrà, come si strutturerà questo polo; dei dettagli non so nulla. Ma il principio guida della riforma è molto positivo». È la stessa parola, «rivoluzione», usata dal ministro Dario Franceschini. Anche la collega di piazza San Lorenzo lamenta di «saperne ancora poco». Ma a differenza della Sebastiani contesta anche il principio della riorganizzazione del ministero. «Mi auguro che non cambi il mondo intorno a noi. Al momento comunque sappiamo così poco a proposito delle biblioteche, anzi direi che se ne parla poco, troppo poco, a livello sia politico che in generale, che nulla è detto». Certo, «sono molto preoccupata rispetto all'ipotesi di un polo che non sia un'aggregazione per tipologia. Mi rifiuto di credere che davvero vogliano fare un'ammucchiata di biblioteche». Guarda indietro, Vera Valitutto. Guarda a quella che chiama «la storia delle riforme delle biblioteche sulle dirigenze» che, sostiene, «amministrativamente e tecnicamente parlando, avrà anche avuto una ratio dal punto di vista di Roma, ma forse è stata una ratio fondata sui soli numeri invece che anche sulla logica e la cultura». Morale della favola: «Ogni volta che si toglie una dirigenza, si sacrifica il servizio». In questo caso il suo, dopo che la stessa sorte è capitata nell'ultimo decennio in via Cavour e in via Ginori. «Ma una cosa è razionalizzare un servizio come quello delle direzioni continua un'altra è cancellarlo. E sacrificare le differenze e le peculiarità delle varie biblioteche che hanno bisogno di qualcuno che le accompagni, un direttore appunto».