Nel 1824 la famosa collezione Panitteri, 47 vasi greci, fu venduta a Ludwig di Baviera. Subito dopo i Borbone proibirono l'esportazione di reperti ARCHEOLOGICI Era già Italia-Germania, quando ancora l'Italia - o una parte di essa - si chiamava Regno delle Due Sicilie e quando ancora la Germania - o parte di essa - si chiamava Regno di Baviera. Ed è all'ombra di questo derby d'Europa, che si dipana tra i secoli, che si sviluppa la storia simbolo che poi spinse i Borboni (purtroppo solo dopo) a emanare severissime leggi per impedire l'esportazione all'estero di reperti ARCHEOLOGICI. Una legge da cui poi prese anche spuntò quella emanata dal Regno d'Italia dopo l'unificazione. La storia comincia da Agrigento nei primi decenni dell'Ottocento, tra il 1824 e il 1825 e vede come protagonisti il ciantro (un religioso che aveva un ruolo nell'ambito del capitolo della cattedrale) Panitteri, agrigentino, e Raffaello Politi, artista siracusano, agrigentino d'adozione nelle vesti di venditori e il principe Ludwig I di Baviera che comprò la famosa collezione Panitteri composta da 47 vasi greci tutti di splendida fattura e tutti ritrovati tra le rovine di Akragas. Oggi 35 di quei vasi sono ancora in parte esposti nella Staatliche Antikesammlungen sulla Koenigsplatz a Monaco di Baviera. Dodici invece sono andati irrimediabilmente perduti durante la Seconda Guerra Mondiale. La vicenda - come raccontano le cronache e anche un ricco carteggio epistolare conservato negli archivi storici di Monaco di Baviera - prese il via nel 1824 quando l'architetto di corte del principe di Baviera, Leo von Klenze cominciò il suo viaggio nell'Italia meridionale con un unico incarico: comprare, a nome del principe Ludwig I di Baviera, reperti ARCHEOLOGICI. Forse Ludwig doveva essere rimasto folgorato dai racconti del suo illustre conterraneo, Wolfgang Goethe, che solo pochi anni prima aveva dato alle stampe il suo resoconto del "Viaggio in Italia". Bastò che von Klenze arrivasse ad Agrigento che lo stesso ciantro Panitteri fiutò l'affare. Era infatti noto negli ambienti «accademici» dell'epoca che l'architetto bavarese era in cerca di «materiale» per il suo principe ereditario. E infatti la trattativa venne avviata agli inizi del 1824, e fu lo stesso ciantro Panitteri a proporre la vendita della sua collezione a von Klenze. Il ciantro Panitteri propose la vendita della sua collezione a 1600 onze, concedendo persino uno sconto fino a 1400 onze. Addirittura Ludwig I che, nonostante la sua condizione, non era ricchissimo e che non riuscì ad ottenere un aiuto finanziario dal padre Leopoldo di Baviera, decise di rinunciare all'acquisto di alcuni rilievi egizi pur di accaparrarsi i vasi agrigentini. Un'altra offerta per acquistare la collezione arrivò, denaro alla mano, anche dal principe di Campo Franco, ma, secondo le cronache dell'epoca, i bavaresi infuriati, temendo di perdere l'affare si servirono della mediazione di Raffaello Politi e di Pietro Bellotti, figlio del console di Baviera a Napoli. Raffaello Politi era un pittore siracusano, agrigentino d'adozione, amico di Alessandro Dumas, e che in seguito fu anche nominato console onorario di Baviera (e i fascisti gli intitolarono - e lo è ancora - un istituto superiore di Agrigento). L'unico a opporsi all'affare con i bavaresi era stato Giuseppe Lo Presti, avvocato e giudice, e dal 1802 pure intendente alle antichità. La trattativa d'acquisto si chiuse però ben presto grazie appunto a Bellotti e Politi che costrinsero Panitteri a rispettare i patti. Il contratto di vendita venne firmato il 23 ottobre del 1824. La spedizione fu effettuata nel marzo del 1825 con un vascello di guerra austriaco. Una vicenda che fece scalpore non solo ad Agrigento, ma anche a Palermo. Il ciantro Panitteri fu minacciato d'arresto più volte dalle autorità borboniche per avere venduto all'estero la sua collezione. In carcere però non ci andò mai. Arrivò invece dai Borboni, subito dopo, una legge severissima. Ma nel frattempo i vasi erano già nelle teche della famiglia reale bavarese mentre a Giuseppe Lo Presti non rimase che il dispiacere e l'intitolazione di un cortiletto nel centro storico di Agrigento. 24072014