L'Accademia di Brera si prepara a fare le valigie. Per traslocare a Palazzo Citterio e alla Bovisa. La decisione è stata presa per risolvere i problemi di spazio che da sempre affliggono la scuola. Ma la nuova sede potrebbe non risolvere nulla. «Avremmo bisogno di almeno 50mila metri quadri», dice il direttore Fernando De Filippi. Brera rischia così di perdere una parte importante della sua storia senza che questo sacrificio serva a superare una volta per tutte i disagi degli studenti. I circa 4000 alunni, tra cui oltre 825 stranieri, hanno sicuramente bisogno di nuovi spazi. Perché la struttura non riesce più a contenerli tutti. Negli ultimi anni il popolo di Brera è aumentato insieme ai corsi di diploma, che sono diventati venti, oltre a 4 master e diversi corsi di specializzazione. Da qui è nata l'idea di spostare tutto in uh posto con meno tradizione ma con molto più spazio. Il progetto prevede la costruzione di un vero e proprio campus studentesco alla Bovisa. Con studi, laboratori, auditorium, biblioteca, videoteca e residence. Per dare spazio a tutti i corsi, compresi quelli nuovi legati alla multimedialità e alle nuove tecnologie. Ma rimangono i dubbi. A partire da quelli di De Filippi: «I 10nila metri quadri della Bovisa e i 2mila metri quadri di Palazzo Citterio risolveranno il problema solo per qualche anno», aggiunge il direttore dell'Accademia. Nel trasloco, quindi, si rischia di portarsi dietro anche la sua storica carenza di spazio. E non sono pochi a denunciare il rischio di perdere quello "spirito di Brera" che ha contribuito a fare grande l'Accademia. Perplessi sembrano gli studenti. Che nelle scorse settimane hanno organizzato alcune iniziative contro il "trasloco". Per molti di loro il pensiero di non poter più studiare nelle aule dove insegnarono Hayez, Manzù e Carrà significa perdere una fonte d'ispirazione. Ma anche i commercianti della zona non vorrebbero veder partire l'Accademia. «Questi ragazzi sono gli artisti del futuro», dice Beppe del Caffè Vecchia Brera, locale storico del quartiere. E aggiunge: «Se vanno via sarebbe una grossa perdita». E non per motivi economici. «Gli studenti costituiscono circa l'uno per cento del mio fatturato - continua Beppe - quindi dal punto di vista degli incassi non mi cambierebbe niente». La perdita sarebbe di prestigio: «La città è sempre meno vissuta, questi ragazzi la vivacizzano». Fanno eco i gestori dell'Art Caie: «Grazie al ciclo non abbiamo problemi di affluenza, ma perdere l'Accademia sarebbe un peccato». La scelta di traslocare in Bicocca viene difesa dall'assessore alla Cultura Stefano Zecchi che, come presidente dell'Accademia di Brera, è stato uno dei principali promotori dell'iniziativa. «Gli studenti hanno bisogno di spazio per i laboratori, bisogna metterli nelle condizioni migliori». E non si dica che c'è una tradizione da difendere. «Per essere artisti non basta stare a Brera - continua Zecchi - è come pensare di andare a Parigi e diventare poeti». Più critico Adriano De Maio, ex rettore del politecnico, secondo cui «il trasferimento ha senso se si decide di investire sulla Bovisa come nuovo polo della cultura». Invece, prosegue, «mi sembra che il progetto si sia un po' rattrappito». Per quanto riguarda la storica Accademia probabilmente rimarranno agli studenti circa 3.000mq, mentre la Pinacoteca acquisirà le aule liberate allargando il suo spazio espositivo. Si passerà da 4.500 a circa 8.000 metri quadrati con un incremento del 20 per cento delle opere esposte. L Accademia in questo modo perderà una parte dei suoi studenti, mentre amplierà l'area museale. Lo spostamento dell'Accademia è previsto per il 2007, ma sarà la riunione di lunedì con il Ministero dei beni e attività culturali a fare un po' di chiarezza sulla situazione attuale e quella futura. Il Direttore Bernando De Filippi in particolare discuterà l'approvazione del progetto che nel dettaglio prevede la cessione dello spazio della chiesa sconsacrata di S. Maria di Brera, attualmente occupata da aule.in cambio di Palazzo Citterio e della Bovisa.