SCOPPIA un altro caso tangenti alla Regione. Questa volta, quasi per caso. La Guardia di finanza di Napoli indagava sulla maxi evasione fiscale di due imprenditori toscani, le intercettazioni hanno svelato un vorticoso giro di mazzette attorno alla realizzazione del parco fotovoltaico di Monreale. Si tratta di un'inchiesta che è andata dritta al cuore dell'assessorato all'Industria durante la gestione 2009-2010: sono indagati per corruzione l'ex assessore Pippo Gianni e il dirigente Martino Russo, un altro dirigente, Francesca Marcenò, è indagata per abuso d'ufficio. Dopo la trasmissione degli atti da parte della procura di Napoli, all'inizio dell'anno, i magistrati di Palermo hanno fatto altri accertamenti e nei giorni scorsi hanno chiuso l'indagine. I sostituti procuratori Roberto Tartaglia e Luca Battinieri vogliono portare a processo innanzitutto gli imprenditori che avrebbero elargito le mazzette alla Regione, sono stati arrestati ad aprile per un'evasione fiscale da 252 milioni di euro: sono Luciano e Francesco Meoni, amministratori della "Airon group spa", che ha realizzato il mega impianto fotovoltaico di Monreale. Poi, Sandro Marchesi, responsabile del settore Fonti energetiche della società. Secondo la procura, avrebbero costituito un'associazione a delinquere, costituita anche da due insospettabili: un dipendente dell'assessorato regionale Agricoltura e Foreste, Salvador Vittorioso, che dalle intercettazioni della Finanza emerge come il factotum dei Meoni. E poi, il com- missario della polizia municipale Salvatore Grippi, che avrebbe fatto da intermediario fra i manager toscani e gli uffici della Regione. Il 24 ottobre 2009, Grippi avrebbe dovuto ricevere a Palermo due messaggeri dei Meoni, partiti il giorno prima da Firenze. Dentro una borsa portavano 150 mila euro: una parte sarebbe dovuta andare proprio al poliziotto, una parte a «pubblici funzionari siciliani», così scrivono i magistrati nel provvedimento di chiusura delle indagini. Non sapremo mai chi erano: i due messaggeri furono fermati durante un controllo al porto di Napoli, mentre stavano per imbarcarsi per Palermo. All'epoca, le intercettazioni avevano già svelato altri regali. All'assessore Gianni sarebbe stato recapitato un televisore Lcd da 46 pollici e un telefono cellulare: il pool coordinato dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci accusa l'ex assessore, che da due giorni fa parte del Partito dei democratici riformisti, di aver posto «stabilmente» le sue funzioni «al servizio degli interessi dei Meoni», così è stato scritto nel provvedimento della procura notificato agli indagati. Un altro maxischermo, da 42 pollici, sarebbe stato recapitato al dirigente Russo. A Vittorioso sarebbero stati consegnati soldi, non è chiaro quanti. In ballo c'erano le autorizzazioni per il progetto "Heliospower 1", una centrale fotovoltaica da 5 megawatt alle porte di Palermo. Un investimento da 25 milioni di euro, all'epoca presentato in pompa magna. Adesso, finisce sotto accusa anche il direttore del servizio Risorse minerarie ed energetiche, Francesca Marcenò, che firmò il decreto autorizzativo per la struttura di Monreale. Secondo la ricostruzione della procura avrebbe favorito gli interessi del gruppo Meoni. Alla dirigente viene contestato di aver indotto il Cnr di Messina a rivedere la decisione che negava la qualifica di "sperimentale" al progetto di Monreale. Senza quella qualifica, gli imprenditori toscani non avrebbero mai potuto accedere alle agevolazioni previste dal piano energetico regionale. Secondo l'accusa, la Marcenò avrebbe fatto anche «indebito ricorso » al silenzio assenso per superare il mancato rilascio del nulla osta della Soprintendenza ai BeniCulturalia"Heliospower1".