UNA NUOVA GUERRA, questa volta diplomatica, tra Italia ed Etiopia è stata evitata. L'obelisco di Axum è giunto a destinazione, via aerea. Arrivò in Italia nel 1937, via mare. Le cronache odierne riferiscono di un tripudio di folla e della comprensibile soddisfazione del Primo ministro etiope Melles Zenawi. Sarebbe ipocrita non ammettere che questo è un evento doloroso per i simboli che racchiude. Ironia della storia, è toccato ad un governo, nel quale forte è la presenza della destra, assolvere un discusso impegno preso dai suoi predecessori. Tra grandi contraddizioni, equivoci, malintesi ed ipocrisie. È stato il sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, in qualità di responsabile per l'Africa, gestire la spinosa questione. Fini, arrivato alla Farnesina, ha preso atto di quello che ormai era un fatto compiuto: l'obelisco era stato smontato dalla piazza Capena a Roma, di fronte all'edificio della Fao che era stato costruito per ospitare il ministero dell'Africa italiana. Si trattava solo di superare la seconda fase delle modalità tecniche. La prima era il taglio, apparentemente riuscito. La seconda un trasporto problematico. Vincente l'opzione aerea, viste le grandi difficoltà di un trasporto via terra, una volta sbarcate le tre sezioni dell'obelisco nel porto di Gibuti. Mantica si è trovato di fronte il doloroso dilemma di una scelta tra il cuore e la ragione di stato. Ma la sua, alla luce di quanto era già avvenuto, è stata una scelta obbligata. Non poteva infilare l'Italia in una guerra diplomatica con l'Etiopia, che già aveva annunciato di voler portare il problema all'Ua, l'Unione africana. Molto maldestramente, per usare termini gentili, l'allora presidente della Repubblica Scalfaro in visita a Addis Abeba nel 1997, si era impegnato pubblicamente a restituire l'obelisco. Aggiungendo una poco edificante autocritica del passato coloniale italiano. Che ripetuta all'Asmara non fu, invece, gradita dal Presidente eritreo Afeworke, nei termini poco dignitosi in cui fu formulata. Rifiutare la restituzione, dopo che l'Etiopia aveva respinto tutte le ragionevoli soluzioni di compromesso, a parte tutti i riflessi politici e propagandistici, interni ed internazionali, significava anche vanificare un intenso e proficuo lavoro diplomatico, realizzato dallo stesso Mantica, diretto a rilanciare una nostra politica in Africa orientale. Con un'opera di mediazione tra Eritrea ed Etiopia, i nostri soldati sono presenti al confine tra i due Paesi nel quadro di una missione di pace dell'Orni. Con un impegno diretto a far uscire la Somalia da una condizione caotica di non Stato.Con l'intervento di pace nel Sudan. E l'Etiopia è centrale in rutto questo contesto. La ragion di Stato ha avuto la meglio su pur valide considerazioni storiche ed anche attuali. Infatti la restituzione dell'obelisco, che una volta ad Axum va ad aggiungersi ad un parco di altre 66 stele semi abbandonate, costituisce un grave precedente, in quanto teoricamente potrebbe mettere in moto un processo che coinvolgerebbe tutte le ex potenze coloniali, le cui città ed i cui musei sono pieni di reperti archeologici e trofei provenienti dalle loro ex colonie. Finanche l'Egitto, ha fatto sapere che vorrebbe la restituzione di quanto sottratto da Napoleone e dagli altri al suo patrimonio dei faraoni. Sono stati i tigrini - con la loro guerriglia gli artefici principali, Zenawi è il loro "leader", della destituzione del "Negus rosso", Menghisru - a volere che la stele venisse restituita. Già nel 1996, il centenario della battaglia di Adua offrì loro l'occasione per celebrazioni antitaliane. Ancora più recentemente, il governo di Addis Abeba aveva fatto annunciato che voleva dall'Italia notizie sui presunti depositi di aggressivi chimici che sarebbero stati immagazzinati e poi abbandonati dopo la guerra del 1936. Una piuttosto ingenua provocazione. Ma ora tutto questo sembra archiviato e Melles Zenawi si dichiara ottimo amico dell'Italia, (che ha condonato all'Etiopia tutto il debito di 360 milioni di euro), e tale è considerato alla Farnesina. La questione dell'obelisco pone, però, un problema che va aldilà della questione specifica. Perché l'Italia, il cui passato mini coloniale non è certo paragonabile a quello degli ex imperi di altri Stati europei, Inghilterra e Francia in particolare, è il solo Paese fatto segno a ricatti e rivendicazioni fuori della storia? La Libia, con la quale abbiamo un rapporto a due corsie, un'amichevole e l'altra polemica, mantiene ancora la giornata contro l'Italia e avanza rivendicazioni per le "colpe coloniali". Cioè per fatti degli anni Trenta, mentre l'Algeria, la cui guerra d'indipendenza è finita nel 1962, non pone problemi del genere alla Francia. Né l'Inghilterra ne ha con le sue ex colonie. L'India in particolare. E lo stesso vale per Olanda, Belgio, Spagna e Portogallo. Gheddafi ha inflitto a Berlusconi, in occasione di una visita a Tripoli, affronti che Bouteflika non si sarebbe mai sognato di arrecare a Chirac, suo ospite ad Algeri. Chirac che è stato ufficiale in Algeria, mentre all'epoca della riconquista della Libia Berlusconi era un bambino. India e Pakistan rivendicano con orgoglio le pagine di storia dei "sepoy" che si sono battuti per il Raj. L'India britannica ha dato 2 milioni di soldati nella prima guerra mondiale ed un milione e mezzo nella seconda, La Libia si vergogna, (come l'Etiopia), degli ascari che hanno combattuto per l'Italia. Al contrario dell'Eritrea e della Somalia, sin quando è esistita come Stato, che invece hanno sempre rivendicato con orgoglio i legami con l'Italia. Anche questa è un'altra anomalia italiana. Tra le tante.
Anomalia di un obelisco
L'obelisco di Axum, un simbolo storico etiope, è stato restituito all'Etiopia dopo essere stato smontato in Italia. La restituzione è stata possibile grazie all'intervento del sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, che ha gestito la questione diplomaticamente. La scelta di restituire l'obelisco è stata obbligata per evitare una guerra diplomatica con l'Etiopia, che aveva annunciato di voler portare il problema all'Unione africana. La restituzione costituisce un precedente importante, poiché potrebbe mettere in moto un processo di restituzione di reperti archeologici e trofei provenienti dalle ex colonie di altre potenze coloniali.
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