VISTA mare o vista parco (eolico)? In un prossimo futuro, gli hotel, i resort e le altre strutture alberghiere del Golfo di Gela, sulla costa sud-occidentale della Sicilia, dovranno modificare le loro offerte alla clientela se verrà realizzato il progetto di 38 mastodontiche "pale" per catturare l'energia del vento a circa due miglia dal litorale. Un attentato al turismo, oltre che all'ambiente, al paesaggio, all'avifauna e anche all'inestimabile patrimonio archeologico ancora sommerso in quelle acque. Il progetto, presentato dalla società Mediterranean Wind Offshore di La Spezia, fu autorizzato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel dicembre 2003 e ha ottenuto prima il giudizio positivo del ministero dell'Ambiente e poi quello favorevole all'esclusione dalla procedura di Via in data 20 dicembre 2013. Ma fin dall'inizio è stato avversato dal ministero dei Beni culturali, dalla Regione Sicilia, dalla Provincia di Caltanissetta e dai Comuni di Gela, Licata e Butera. Per dirimere la querelle fra i ministeri interessati e le amministrazioni locali, nel 2012 è intervenuto il Consiglio dei ministri avvalorando la "compatibilità ambientale" dell'opera. Le organizzazioni degli ecologisti e gli archeologi, però, non si sono arrese. E sostenute dalla mobilitazione popolare, nell'aprile scorso hanno presentato un ricorso al Tar di Palermo per impugnare le autorizzazioni. L'iniziativa giudiziaria è sottoscritta dall'associazione Archeoclub d'Italia, da Legambiente e dall'associazione culturale "Triskelion" che chiedono al Tribunale amministrativo l'annullamento (previa sospensione) dei vari provvedimenti. Non è tuttavia una "guerra contro i mulini a vento" quella che infuria nel Golfo di Gela a colpi di carta bollata. I ricorrenti non sono contrari allo sfruttamento dell'energia eolica, una fonte considerata "pulita" dalla cultura ambientalista, ma piuttosto alla location di questo parco offshore che dovrebbe occupare un'area di 9,5 chilometri quadrati e produrre a regime 136,8 megawatt. E l'opposizione del fronte "No Peos" (No al Parco eolico offshore), guidato dal Comitato per la difesa del Golfo, si fonda su diverse buone ragioni. La zona interessata ha, innanzitutto, una «forte vocazione balneare e turistica» e comprende un «tratto di costa ancora incontaminato e vergine», come si legge nel parere contrario della Provincia di Caltanissetta che sostiene l'assoluta incompatibilità ambientale del progetto. E su tutta l'area circostante sono già in funzione numerose strutture turistiche, ricettive e alberghiere, che ne riceverebbero «danni gravi e irreparabili ». Sono le stesse dimensioni degli aerogeneratori, seppure ridotti di numero dagli originari 113 a 38, a prefigurare uno sfregio al paesaggio: alti 135 metri, di cui 80 emersi al di sopra della superficie del mare, equivalgono ad altrettanti grattacieli come il Pirellone di Milano (127 metri), con una base di sei metri e un diametro massimo del rotore pari a 110 metri. Poco più a largo, la piattaforma petrolifera "Prezioso" misura già 44 metri d'altezza. La scelta logistica della centrale risulta tanto più inopportuna perché il parco eolico sorgerebbe proprio di fronte allo storico castello di Falconara, ancora intatto, l'ultima fortificazione della costa meridionale della Sicilia, affacciata direttamente sul mare. Qui davanti, lungo la più importante via di commercio e di scambio tra le città greche di Gela e di Finziade (l'odierna Licata), si svolsero molte battaglie navali dal IV secolo a.C. fino allo sbarco degli alleati nella Seconda guerra mondiale. Nel 256 a.C. queste acque furono teatro della battaglia di Capo Economo, in cui vennero impegnate oltre 700 navi. E nel 405 a.C. la flotta cartaginese si scontrò con quella delle città greche guidata dal generale siracusano Dionisio. È per questi motivi che «l'area interessata come sottolinea il ricorso delle associazioni al Tar, invocando anche la tutela dei beni culturali riveste uno straordinario interesse archeologico », suffragato dai numerosi recenti ritrovamenti. Ma, a detta degli esperti, con ogni probabilità i fondali custodiscono un ricco giacimento di reperti ancora tutto da scoprire. Le caratteristiche di quel tratto di mare, dalla finezza delle sabbie al vento e alle correnti, comportano un facile spostamento delle dune sottomarine che verosimilmente hanno ricoperto nel corso del tempo questo deposito nascosto. Da ultimo, c'è poi la protezione dell'avifauna. Questo è, infatti, uno dei principali canali di migrazione degli uccelli acquatici tra l'Africa e l'Europa. E a parte l'impatto visivo, un insediamento di 38 pale rappresenta una minaccia per la sopravvivenza dei volatili e per la biodiversità. Non a caso tutt'intorno si trovano diversi siti di interesse comunitario (Sic) e zone speciali di conservazione (Zps), sottoposte alla normativa europea e internazionale di tutela.