Venezia - Tredici milioni e mezzo di euro, A tanto ammonta il debito che gli enti che finanziano la Biennale (su tutti il ministero per i beni e le attività culturali e il ministero dell'economia) hanno nei confronti della fondazione veneziana. Un bel gruzzolo che è andato ad accumularsi negli anni e che è sintomo della difficoltà, a livello centrale, di mantenere i contributi promessi. Soldi che, se fossero già nelle casse della fondazione presieduta da Davide Croff, avrebbero risolto molti problemi, a partire dall'affannosa e difficile ricerca di sponsor. E non è un caso che lo stesso Croff abbia più volte chiamato Roma per invitare i ministeri competenti a fare il loro dovere. È questo uno degli aspetti del bilancio 2004 della Biennale, illustrato ieri da Croff al consiglio di amministrazione. Un cda "monco" del rappresentante del Comune: assente il vicepresidente Paolo Costa, in quanto decaduto dalla carica di sindaco, non c'era nemmeno il suo successore Massimo Cacciari. E così alla riunione hanno preso parte Franco Miracco (Regione), Amerigo Restucci (Provincia) e Bruno della Ragione, nominato dal ministero dei beni culturali. Un incarico, quello dell'avvocato della Ragione, destinato a rimanere anche con il nuovo assetto del governo Berlusconi, che ha portato nel dicastero della cultura, al cambio di Giuliano Urbani con Rocco Buttiglione. Tornando ai crediti vantati dalla Fondazione, allo scorso 31 dicembre risultavano tra gli altri ancora mancanti il milione di euro promesso da Arcus (la società che gestisce a fini culturali il 10 per cento dei finanziamenti stanziati dal ministero per le infrastrutture i e i 3 milioni dei ministero dell'economia e delle Regioni del sud per il contributo "Arti visive sud", la rassegna che ha portato nel Mezzogiorno le opere esposte a Venezia. Malgrado questo, la fondazione ha chiuso il 2004 con un utile di esercizio di 293.297 euro (nel 2003 erano stati 1.055.644). Le fredde cifre del bilancio 2004 dicono anche che, lo scorso anno, i ricavi da abbonamenti, biglietti e tessere sono stati di un milione 941mila euro contro i 3 milioni 345mila del 2003, Insomma, rispetto all'anno precedente la Biennale ha incassato un milione e 400mila euro di meno al botteghino Un paragona tuttavia. che va spiegato: nel 2003 le due manifestaanni principali furono la Biennale d'arte e la Mostra del cinema, nel 2004 oltre al cinema c'è stata l'esposizione di architettura che, sebbene abbia fatto registrare un incremento di presenze rispetto alla precedente edizione del 2002. non poteva competere a livello di affluenza con la Biennale d'arte. Sempre alla voce ricavi, un segno positivo si registra nelle sponsorizzazioni, salite dal milione 780mila euro del 2003 ai 2 milioni 51mila del 2004. Altri due dati sul bilancio: la Biennale ha debiti con le banche per circa 24 milioni di curo e negli ultimi sei anni ha acceso con la Dexia Crediop mutui per circa 17 milioni di euro (già spesi) che vanno estinti con i contributi stanziati dai fondi di Legge speciale. Con questi soldi la Biennale ha realizzato, tra l'altro, interventi di messa a norma nelle strutture dell'Arsenale e ai Palazzo del Casinò al Lido. Nella sua lunga relazione introduttiva, Croff ha passato in rassegna le attività di un intero anno, evidenziando proprio l'aumento dei contributi degli sponsor (che hanno coperto il 20 per cento del budget della Mostra del cinema) e la crescita di pubblico: architettura ha fatto registrare un aumento del 14 per cento nei biglietti venduti, la Mostra dei cinema dei 21 per cento. E a proposito della Mostra del Lido, i discussi Leoni dorati che troneggiavano davanti al Palazzo del scelta dettata dalla necessità di ammortizzarne i costi (si parla di una cifra vicina ai 500mila euro, tutti soldi che dovrebbero essere coperti da Arcus). Croff ha anche indicato nel sodalizio con Poste Italiane un punto di forza per affiancare una grande società istituzionale alla Biennale. "Dote" di questo matrimonio è il palazzo del Fontego dei Tedeschi di Rialto, che Croff vede come sede della Fondazione. Per il momento, invece, proseguirà nella scelta di portare l'Asae (l'Archivio delle arti contemporanee) al Vega di Porto Marghera. Il trasloco di tutte le raccolte da Ca' Corner della Regina, sul Canal Grande, deve tuttavia ancora iniziare.