OLTRE 100 mila euro. Tanto dovrebbe tornare nelle casse della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma secondo la procura regionale della Corte dei conti del Lazio. E a restituire la cifra dovrebbero essere l'ex soprintendente Angelo Bottini e l'ex direttrice amministrativa Wanda Vaccaro, accusati di aver appaltato all'esterno con troppa leggerezza una serie di incarichi che avrebbero potuto svolgere tranquillamente gli impiegati dell'ente. Per i pm contabili che hanno curato l'inchiesta sulle presunte consulenze illegittime stipulate tra il 2008 e il 2009 dagli allora dirigenti, non ci sono dubbi in proposito. «L'ORGANICO della Soprintendenza sostengono i giudici aveva le competenze necessarie allo svolgimento delle funzioni per cui sono invece stati chiamati due professionisti esterni e, inoltre, non è stata trovata la documentazione relativa all'attività concretamente svolta dagli incaricati ». Per la sezione giurisdizionale della Corte dei conti, però, c'è bisogno di un ulteriore approfondimento nelle indagini. Per questo hanno chiesto alla Soprintendenza di collaborare nelle indagini fornendo i tabulati degli ingressi dei due consulenti: un avvocato incaricato di fornire pareri (anche telefonici) in materia legale, redigere diffide, memorie ed esposti e curare le procedure di gara e un esperto in gestione del bilancio. Inoltre, i giudici vogliono una relazioni in grado di fotografare nel dettaglio il numero, la qualifica, le funzioni e il titolo di studio dei dipendenti della Soprintendenza addetti all'ufficio legale e al bilancio. Solo così i magistrati contabili potranno tirare le somme e decidere se condannare o meno gli ex vertici dell'ente, denunciati dall'attuale gestione