Le erbacce proliferano, si insinuano tra i mattoni, in certi tratti hanno già le dimensioni di piccoli arbusti. Sono passati solo cinque anni dal restauro delle Mura spagnole, i resti dei bastioni cinquecenteschi che si trovano tra viale Caldara, piazza Medaglie d'oro, viale Filippetti e viale Beatrice d'Este. I lavori di sistemazione sono finiti nell'estate del 2009. Ma le piante eliminate allora sono già ricresciute e hanno ricominciato a dissestare la pietra. «Non c'è da stupirsi, in questi anni non è stata fatta alcuna manutenzione spiega Giovanni Mongini, general manager della società Trac Pubblicità che tra il 2006 e il 2009 ha investito 2,6 milioni di euro per il restauro delle mura in cambio di uno spazio pubblicitario in porta Romana . Dopo la fine del cantiere, come prevede la legge, abbiamo consegnato al Comune un piano di manutenzione. Avevamo ipotizzato dei lavori per circa 40 mila euro all'anno, ma il piano non è mai stato applicato. D'altronde le norme impongono solo a chi fa i lavori di prevedere successivi interventi sulle opere pubbliche, non obbligano gli enti a realizzarli. A ciò si aggiunga l'assenza cronica di risorse economiche. Risultato: si fanno restauri che durano pochi anni, perché nessuno interviene per prolungarne gli effetti». Il problema in città è generalizzato. «Riguarda praticamente tutti i monumenti. Si prenda la fontana del Piermarini, di fronte all'Arcivescovado. Si sta già ricoprendo di muffe. L'ultimo restauro risale a un anno fa, ma senza un depuratore dell'acqua è impossibile tenerla pulita continua Mongini . Lo stesso accadrà per tutte le opere sistemate di recente, se non si comincia a capire l'importanza della manutenzione». Concorda Paolo Gasparoli, architetto e docente al Politecnico: «I restauri non sarebbero nemmeno necessari se si facessero interventi frequenti e preventivi». Lo dice da addetto ai lavori: insieme ai fratelli è il titolare della società che ha sistemato le mura spagnole, che oggi si sta occupando dei lavori in Galleria Vittorio Emanue le (finanziati da Prada e Versace) e che per conto del Comune sta rimettendo in sesto 15 monumenti cittadini (dalla statua di san Lazzaro al parco delle Basiliche ai caselli daziari di porta Ticinese, sponsor la Tmc Pubblicità). Sulla «manutenzione programmata» Gasparoli ha scritto tre libri: «Tenere in salute i monumenti converrebbe a tutti, gli interventi programmati costano il 2 di un restauro. E consentono di stabilizzare il lavoro delle ditte del settore. Se in tutta Italia si decidesse di puntare sulla manutenzione decennale dei monumenti si creerebbe anche un'ondata di occupazione di giovani qualificati. Ma mancano le condizioni, n problema non è locale, è nazionale, n governo impone ancora un'Iva del 22 sulla manutenzione, mentre quella per i restauri è ferma al io. Servirebbero degli incentivi fiscali per convincere gli enti pubblici e le imprese a intensificare i piccoli interventi». Ma a sentire il Comune, la situazione a Milano sta cambiando: «Negli ultimi dieci anni non è stato fatto nessun intervento di manutenzione ordinaria dice l'assessore ai Lavori pubblici Carmela Rozza . Abbiamo cominciato a stanziare dei soldi un anno fa, 20 milioni di euro. Serviranno per scuole, strade, monumenti e aree pubbliche. Per Expo vorremmo riuscire a sistemare tutto, anche le Mura spagnole. Ci arriveremo».