«PIÙ che parlare di salvare il museo di Rivoli, mi preoccuperei di come supportarlo. E di prendere una decisione seria al più presto, altrimenti, a forza di dirlo, si rischia di ucciderlo per davvero". Beatrice Merz, direttrice del Castello e presidente di Amaci, l'associazione che raduna i musei italiani di arte contemporanea, oltre che figlia d'arte, raccoglie volentieri l'appello lanciato ieri su queste pagine da Giuseppe Penone, neo vincitore a Tokyo del Praemium Imperiale, praticamente il Nobel dell'arte, a non disperdere il patrimonio di immenso valore rappresentato dal primo museo di arte contemporanea italiana. Beatrice Merz, che cosa risponde a Penone? «Innanzitutto con una premessa: noi tutti, e tutta la città, dobbiamo essere orgogliosi del premio che gli hanno attribuito, già assegnato a suo tempo a mio padre e a Pistoletto. E' un trionfo dell'arte torinese riconosciuta anche con numerosi Leoni veneziani. Sono tutti artisti che con Rivoli e con i loro colleghi internazionali hanno fatto di Torino la capitale dell'arte contemporanea, allora Giuseppe ha proprio ragione a dire che questo patrimonio va preservato in tutti i modi. Nella collezione ci sono altri autori pluripremiati, da Daniel Buren, a Tony Cragg, a Richard Long. Allora, cominciamo, al di là dei problemi, a vedere le risorse che abbiamo e che valgono riuna conoscimenti mondiali». Si è parlato degli artisti ormai consacrati: e i giovani? «E' un bel problema, quello dei giovani: non possono essere sostenuti solo dai musei. Sono molto felice che il ministro Franceschini intenda reintrodurre Direzione per l'arte contemporanea, è un magnifico segnale. Noi facciamo il possibile con il nostro lavoro curatoriale: abbiamo dedicato di recente una mostra a Marinella Senatore, in questo periodo è allestita l'esposizione di autori della generazione di mezzo, intitolata "Ritratto dell'artista da giovane". Ma i nostri artisti, a differenza di quello che avviene all'estero, non beneficiano di alcun aiuto statale e, come in altri settori, emigrano all'estero». Sul futuro del Castello incombono problemi economici, legati alla crisi, e per questo si cercano nuove formule, dalla superfondazione al direttore unico. E' quella la strada? «Certo la crisi ha sferrato brutti colpi, ma non solo a questo museo e non solo in Italia. Eppure insisto, latita la percezione di quello che si ha. Il problema non è tanto o non solo la forma che si intende adottare: prima viene il riconoscimento politico, amministrativo e sociale del ruolo di questo museo, che non deve venire a mancare o essere messo in dubbio. Non solo per preservare un passato glorioso, ma anche per quello che riguarda i giovani ». Avrebbe una proposta, o una ricetta, per il futuro? «Guardi, sicuramente vanno trovati nuovi metodi gestionali. E poi, anche se in un primo tempo ero contraria, comincio a pensare che, restando salva l'autonomia del museo, il Castello potrebbe essere inserito in un circuito delle residenze sabaude, acquisendo una maggiore valenza sul piano turistico e sul piano di produzione culturale. Penso per esempio al piccolo bus che ha iniziato a fare il tour tra le regge: credo nelle sinergie che possono aiutare».
Merz: "Salvare Rivoli? Forse basta che entri nel circuito delle altre residenze"
Beatrice Merz, direttrice del Castello e presidente di Amaci, ha risposto a Giuseppe Penone, neo vincitore del Praemium Imperiale, sull'appello lanciato per salvare il museo di Rivoli. Merz è orgogliosa del premio attribuito a Penone e riconosce il patrimonio di immenso valore rappresentato dal museo. Ha anche sottolineato l'importanza di sostenere i giovani artisti, che non possono essere aiutati solo dai musei. Merz ha anche espresso preoccupazioni per il futuro del Castello, che incombono problemi economici legati alla crisi. Ha suggerito di trovare nuovi metodi gestionali e di inserire il museo in un circuito delle residenze sabaude per aumentare la sua valenza turistico-culturale.
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