La scelta del ministro per i beni Culturali Enrico Franceschini di affidare alcuni grandi musei e aree archeologiche importanti ad esperti di gestione è molto innovativa per la pubblica amministrazione e, un po', per l'Italia intera. Non è detto infatti che un grande critico d'arte o un geniale archeologo siano altrettanto bravi nell'organizzazione delle risorse, nel marketing e nello sviluppo. Così come non è affatto detto che un eccellente chirurgo sia bravo nel gestire il suo reparto o un ottimo magistrato nel gestire un grande tribunale. Così, ancora, come non è detto che un inventore sia capace nel portare le sue invenzioni sul mercato o un imprenditore a gestire la complessità di una grande impresa. Noi ci siamo cullati da sempre nell'idea che la conoscenza della materia prevalesse sulle competenze organizzative, quasi un pregiudizio degli specialisti nei confronti dei gestori. Sono invece culture complementari, che raramente convergono nella stessa persona, soprattutto se non c'è una formazione apposita. Ci sono cose che è bene che faccia chi conosce a fondo la materia, ma esiste da decenni una cosa che si chiama Mba, master in business administration. Che può essere benissimo un corso di gestione di qualità senza il bisogno di andare altre Atlantico. Basterebbe che chiunque venga chiamato a gestire il lavoro degli altri avesse la formazione necessaria, anche se è un archeologo, un medico o un magistrat