Dirigenti da ricollocare, musei da valorizzare, sovrintendenze in cui fare ricerca con le università, gare sui servizi aggiuntivi da affidare a Consip, una società pubblica per la gestione di bookshop e ristoranti dei luoghi d'arte. Per Dario Franceschini, è tempo di consuntivi, con il Dl art-bonus prossimo al traguardo e la riorganizzazione del ministero. Perché la valorizzazione del patrimonio non ha funzionato? Perché finora c'è stato un dibattito molto ideologico per cui la tutela è stata scioccamente rappresentata in contrasto con la valorizzazione. La riforma del ministero intende, invece, fare in modo che sia un fattore trainante della crescita. Abbiamo accorpato le sovrintendenze storico-artistiche con quelle del paesaggio, abbiamo creato i poli museali regionali e concesso più autonomia ai singoli musei. Dunque, le sovrintendenze si concentreranno sulla tutela, rafforzando il legame con le università e il Cnr. Il modello è quello dei policlinici universitari, che alla facoltà di medicina affiancano le cliniche universitarie, dove si fa studio e ricerca anche sul campo. Nel nostro caso, le facoltà di beni culturali faranno riferimento alle sovrintendenze come luoghi dove imparare sul campo. Allo stesso tempo, i musei punteranno di più sulla valorizzazione. Per questo è stata creata una direzione centrale dei musei, alla quale faranno riferimento i poli museali regionali e i singoli musei, a 20 dei quali è stata affidata maggiore autonomia. Questi ultimi potranno, grazie alla norma inserita nel Dl art-bonus, selezionare con procedure pubbliche anche un manager esterno all'amministrazione. Ma non penso a un manager che fino a un momento prima si sia occupato di tondini di ferro. Penso a storici dell'arte, architetti, archeologi, che abbiano anche un master di gestione museale o che abbiano diretto grandi musei mondiali. L'accorpamento delle sovrintendenze storico-artistiche con quelle del paesaggio ha creato malumori. Preoccupazione che non so da dove arrivi. Le sovrintendenze miste sono già state sperimentate. Non mi sono inventato nulla. Avete tagliato 37 dirigenti: 6 di prima fascia e 31 di seconda. C'è chi resterà a spasso No, perché si trattava di posizioni vacanti o ricoperte a interim. Le direzioni regionali sono state depotenziate. Non avranno più alcuna competenza tecnico-scientifica, che resta ai sovrintendenti. Saranno rette da dirigenti di seconda fascia e non più di prima e avranno una funzione di interfaccia con la regione. Funzione che si esprimerà anche attraverso il comitato di coordinamento regionale, che si occuperà pure, secondo una novità contenuta nel decreto artbonus, dei pareri dei sovrintendenti, il cui limite è sempre stato di non poter essere discutibili, se non impugnandoli davanti ai giudici. Ora si prevede che il parere possa essere, da parte per esempio del comune, portato davanti al comitato, che potrà riesaminarlo entro 10 giorni. Si tratta di un forte deterrente, che sbarra la strada a pareri campati per aria. Non c'è il rischio di fare un favore a chi vuole costruire a ogni costo? Il comitato è tutto interno, formato da cinque dirigenti del ministero. Dove finiranno gli attuali sovrintendenti regionali, che sono dirigenti di prima fascia? Ho studiato con attenzione la mappa del ministero: era senza senso, costruita negli anni in base a persone fisiche, pressioni territoriali, pressioni politiche. L'ho ridisegnata senza guardare nomi e cognomi. Secondo le regole attuali, ogni dirigente deve avere un incarico corrispondente alla propria fascia. Quelli che resteranno fuori si ricollocheranno e la mia linea sarà di adottare la massima rotazione. Come si fa nella aziende. Non va bene che uno stia vent'anni nello stesso posto. Vedremo tra breve nuove gare per assegnare i servizi aggiuntivi dei musei? Sono per la competizioni pubblico-privato. In Francia c'è una società pubblica che gestisce i bookshop e che partecipa alle gare con le società private. È un bel sistema. Non mi rassegno al fatto che la parte più redditizia dei musei sia necessariamente affidata ai privati. Se, però, oggi voglio competere non dispongo nella pubblica amministrazione di una società in grado di gestire in modo moderno un bookshop. Nella prima fase, dunque, si farà, insieme a Consip, una gara nazionale per selezionare le imprese e poi si procederà alle gare nei singoli musei, così da interrompere le deroghe all'infinito. In futuro, però, vorrei si possa formare una società pubblica in grado di competere con quelle private. È facile nei grandi musei guadagnare con la gestione del bookshop o del ristorante: mi piacerebbe ci fosse una competizione virtuosa pubblico-privato.